Archive for luglio, 2008

litanìa n. 2

30 luglio 2008

IMHO, se l’indice di disagio socio-economico di un quartiere candidato è inferiore a quello rilevato in quartieri di altri Comuni, atteso anche che per ogni Regione saranno ammesse non più di tre Zone Franche Urbane, la notizia è nient’altro che una buona notizia, a meno che l’ambizione, come talvolta appare, non sia quella di avere più degrado, piuttosto che il contrario.

(rif. L’Unione Sarda.it, “Zone franche: l’esclusione di Nuoro crea scompiglio in Consiglio regionale“)

litanìa

30 luglio 2008

IMHO, se il Comune non presenta la proposta progettuale di individuazione di Zona Franca Urbana come e per come previsto dal dispositivo vigente, non si comprende quale proposta, che appunto non c’è, la Regione possa mai accogliere e inoltrare al Governo.

(rif. L’Unione Sarda.it, “Zone franche: l’esclusione di Nuoro crea scompiglio in Consiglio regionale“)

tutto è bene quel che finisce bene

30 luglio 2008

In riferimento al post “il mistero delle zfu… a statuto speciale“, pare doveroso rimandare alle precisazioni, quanto mai opportune, apparse sul Sito della Regione Autonoma della Sardegna.

L’equivoco nasce attorno alla competenza per l’individuazione delle Zone Franche Urbane, attività che secondo il dispositivo spetta ai Comuni ma che sullo stesso Sito della Regione Autonoma della Sardegna era stata invece attribuita alla Giunta regionale.

Tutto è bene quel che finisce bene.

zone franche urbane in calabria: le proposte

30 luglio 2008

Secondo le fonti ufficiali, sono certamente quattro le amministrazioni calabresi che allo scadere del termine previsto per lo scorso 21 luglio hanno fatto pervenire alla Regione le proposte di individuazione e perimetrazione delle Zone Franche Urbane sul proprio territorio: si tratta dei Comuni di Reggio Calabria, Lamezia Terme, Crotone e Cosenza.

Ancora nessuna conferma o smentita, invece, dall’Amministrazione di Vibo Valentia, dove l’ipotesi di individuazione di una Zona Franca Urbana è stata al centro di un vivace dibattito sui quotidiani locali proprio a ridosso dell’ultimo giorno utile per la presentazione.

Per la Città dello Stretto, l’Assessore alle Attività Produttive Candeloro Imbalzano e l’Assessore all’Urbanistica Demetrio Porcino hanno descritto alla stampa, nella giornata di mercoledì 23, due proposte: l’area Catona-Arghillà a nord e l’area Ravagnese-Pellaro a sud.

Si tratta di zone periferiche con diversa vocazione ma entrambe con potenzialità di sviluppo e ripresa e già al centro dei piani urbanistici e dei programmi per la localizzazione di attività produttive.

Anche Lamezia Terme avanza due soluzioni alternative, che in base a un’interessante impostazione corrispondono a due diversi modelli sviluppo, ovvero l’area Torrenti-Rotoli-Capizzaglie-Scinà, che patisce gravi problemi di ritardo sociale ed economico e nel contempo aperta all’insediamento di imprese, e l’area del centro storico, laddove invece l’individuazione di una Zona Franca Urbana risponderebbe alla necessità di arginare il recente fenomeno di delocalizzazione verso le periferie di importanti attività economiche e di servizi.

Crotone potrebbe invece vedere identificata quale Zona Franca Urbana una vasta area retroportuale, che comprende centro storico e area industriale, in questi mesi interessata dalla bonifica, e, tra gli altri, i quartieri Marinella e Fondo Gesù, già destinatari di programmi di riqualificazione ma tuttora in crisi socio-economica, come e più, statistiche alla mano, del resto del territorio comunale e provinciale.

Per quanto riguarda Cosenza, il capoluogo silano propone esclusivamente il centro e le zone contermini, evidentemente caratterizzate da particolari situazioni di svantaggio rispetto ad altre parti del territorio comunale: in base all’assetto urbano si possono quindi presentare di caso in caso indici di disagio socio-economico più elevati in centro che in periferia.

Sarà la task force istituita presso l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria a selezionare i progetti di interesse prioritario che, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, sottoporrà successivamente al vaglio del Cipe.

Occorre infatti ricordare che è previsto che in ciascuna Regione possano essere delimitate non più di tre Zone Franche Urbane e che, in ogni caso, sarà il Cipe a decidere in ordine alla individuazione definitiva e alla allocazione delle risorse, prima della necessaria e decisiva autorizzazione della Commissione Europea.

Dunque, almeno una delle amministrazioni comunali calabresi non vedrà accolta la propria proposta.

E’ presumibile che a deporre in favore dell’accoglimento saranno non soltanto l’indice di disagio socio-economico e i dati statistici riportati secondo le puntuali indicazioni che il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo ha reso pubbliche on line, ma anche un’adeguata motivazione progettuale, una descrizione delle modalità di gestione previste, l’esistenza e la predisposizione di piani e programmi di tipo urbanistico e socio-assistenziale, gli ulteriori indicatori richiesti dalla Deliberazione n. 5/2008 del Cipe, una precisa elencazione delle vie interessate col supporto di strumenti cartografici e in formato digitale e, non da ultimo, una compiuta descrizione delle potenzialità inespresse dell’area prescelta e la fondatezza delle ragioni per cui la Zona Franca Urbana può sostenere la loro realizzazione.

Elementi, questi, che rivelano margini di discrezionalità nel ruolo di filtro che la Regione assume secondo l’attuale normativa e che, inevitabilmente, generano incertezza sull’esito finale dell’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 5 agosto prossimo.

Pubblicato su “Strill.it“, quotidiano in tempo reale.

Zone franche urbane: le proposte“, luglio 2008.

lo sanno anche i sassi

29 luglio 2008

IMHO, se secondo le norme in vigore ormai da mesi e persino secondo il previgente testo della Legge Finanziaria 2007 sono solo quartieri e circoscrizioni a poter essere indentificati quali Zone Franche Urbane e se un Comune ha già proposto l’individuazione di una Zona Franca Urbana su una parte e non sull’intero del proprio territorio, non ha speranza di soddisfazione nè fondamento tecnico e giuridico nè ancora una ben comprensibile ragione l’auspicio che la Zona Franca Urbana di cui alla citata proposta possa essere individuata sull’intero territorio comunale.

(rif. Basilicata.net, “Di Lorenzo (Pdl): zona franca urbana a Matera“)

il mistero delle zfu… a statuto speciale

29 luglio 2008

IMHO, se è vero come certamente è vero che, secondo le disposizioni vigenti, sono i Comuni e solo i Comuni a poter individuare sul proprio territorio una Zona Franca Urbana e proporne il riconoscimento in prima istanza alla Regione e al Ministero dello Sviluppo Economico, non è chiaro su quale base normativa nè con quale ragionevole aspettativa di successo una giunta regionale possa aver proceduto essa stessa, direttamente, commissionando persino uno studio, senza averne attribuzione e a prescindere da qualsivoglia proposta comunale, alla individuazione di Zone Franche Urbane e alla proposta al Ministero affinchè scelga, tralasciando inoltre di considerare che è la stessa Regione, norme alla mano, a dover decidere di concerto con il Governo, ma sempre e solo dopo aver apprezzato le proposte di interesse prioritario tra quelle pervenute dai Comuni, s’intende, gli unici ad avere l’iniziativa formale.

(rif. Sito della Regione Autonoma della Sardegna, “Proposte dalla Regione le Zone Franche Urbane“)

chi glielo ri-dice?

23 luglio 2008

Qualcuno glielo ri-dica, che nella Legge Finanziaria 2007 non c’è alcun art. 21, che le Zone Franche Urbane, ai sensi della vigente Legge Finanziaria 2007 così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, non sono più riservate alle sole aree urbane del Mezzogiorno e che le Zone Franche Urbane sono solo a vantaggio delle micro e delle piccole imprese di cui alla nota Raccomandazione n. 2003/361/CE, non delle medie.

(rif. Metropolisinfo.it – Magazine on line della Provinca di Reggio Calabria, “Reggio Calabria: presentata proposta di istituzione delle zone franche urbane”, comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria)

zone franche urbane in calabria: entro il 5 agosto la scelta

22 luglio 2008

Secondo le prime notizie diffuse a mezzo stampa e internet, sono quattro le amministrazioni calabresi che, allo scadere del termine previsto, hanno presentato alla Regione le proposte di individuazione e perimetrazione delle Zone Franche Urbane sul proprio territorio: si tratta dei Comuni di Reggio Calabria, Lamezia Terme, Crotone e Cosenza.

Della proposta della città dello Stretto, si saprà di più a seguito della conferenza stampa dedicata all’argomento convocata per mercoledì 23 luglio, così come da Crotone si spera di ottenere presto maggiori dettagli.

A Cosenza e Lamezia Terme, invece, è già noto quali sono le circoscrizioni e i quartieri individuati: se il capoluogo silano propone esclusivamente il centro e le zone contermini, evidentemente caratterizzate da particolari situazioni di svantaggio rispetto ad altre parti del territorio comunale, la città della Piana avanza invece due proposte alternative, che in base a un’interessante impostazione corrispondono a due diversi modelli sviluppo, ovvero l’area Torrenti-Rotoli-Capizzaglie-Scinà, che patisce gravi problemi di ritardo sociale ed economico e ha nel contempo vocazione e potenzialità di insediamento produttivo, e l’area del centro storico, laddove invece l’individuazione di una Zona Franca Urbana risponderebbe alla necessità di arginare il recente fenomeno di delocalizzazione verso le periferie di importanti attività economiche e di servizi.

Sarà la task force istituita presso l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria a selezionare i progetti di interesse prioritario che, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, sottoporrà successivamente al vaglio del Cipe.

Occorre infatti ricordare che è previsto che in ciascuna Regione possano essere delimitate non più di tre Zone Franche Urbane e che, in ogni caso, sarà il Cipe a decidere in ordine alla individuazione definitiva e alla allocazione delle risorse, prima delle necessaria e decisiva autorizzazione della Commissione Europea.

Dunque, almeno una delle amministrazioni comunali calabresi non vedrà accolta la propria proposta.

In attesa di conoscere forma e contenuto delle relazioni tecniche, è presumibile che a deporre a favore dell’accoglimento saranno non soltanto l’indice di disagio socio-economico e i dati statistici calcolati e riportati secondo le puntuali indicazioni che il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo ha reso pubbliche on line, ma anche un’adeguata motivazione progettuale, una descrizione delle modalità di gestione previste, l’esistenza e la predisposizione di piani e programmi di tipo urbanistico e socio-assistenziale, gli ulteriori indicatori richiesti dalla Deliberazione n. 5/2008 del Cipe, una precisa elencazione delle vie interessate col supporto di strumenti cartografici e in formato digitale e, non da ultimo, una compiuta descrizione delle potenzialità inespresse dell’area prescelta e la fondatezza delle ragioni per cui la Zona Franca Urbana può sostenere la loro realizzazione.

Elementi, questi, che rivelano margini di discrezionalità nel ruolo di filtro che la Regione assume secondo l’attuale dispositivo e che, inevitabilmente, generano incertezza sull’esito finale dell’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 5 agosto prossimo. 

chi glielo dice?

21 luglio 2008

Qualcuno glielo dica, che nella Legge Finanziaria 2007 non c’è alcun art. 21 e che le Zone Franche Urbane, ai sensi della vigente Legge Finanziaria 2007 così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, non sono più riservate alle sole aree urbane del Mezzogiorno.

(rif. Metropolisinfo.it – Magazine on line della Provinca di Reggio Calabria, “Reggio Calabria: mercoledì conferenza stampa sulle zone franche urbane”, comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria)

 

Qualcuno glielo dica, che le Zone Franche Urbane italiane non sono le Zone Franche Urbane francesi.

 

(rif. La Valle blog – Il blog della Val D’Agri, “Zona Franca Urbana, Csail: “scellerata la scelta di Matera”)

 

Qualcuno glielo dica, che i dazi sulle merci in entrata non hanno nulla a che vedere con le Zone Franche Urbane.

 

(rif. Calabria Ora del 21 luglio 2008, pagina 16 dell’edizione di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, “Quelli che… la zona franca”)

 

Eccetera. Speriamo bene.

zone franche urbane, conto alla rovescia

18 luglio 2008

Entro lunedì prossimo 21 luglio 2008, i Comuni dovranno presentare alle Regioni le proposte di individuazione e delimitazione delle Zone Franche Urbane sul proprio territorio.

Secondo le notizie diffuse a mezzo stampa e on line, particolarmente attive in queste ore e nelle ultime settimane sono le amministrazioni di Lamezia Terme e Crotone in Calabria, Taranto e Lecce in Puglia, Napoli, Salerno e Caserta in Campania, Messina in Sicilia, Matera in Basilicata, Termoli e Campobasso in Molise, Viterbo nel Lazio.

Si attendono comunicati da Reggio Calabria, Palermo e Catania, per citare alcune tra le principali aree urbane, e da altre città e località del sud che nei mesi scorsi sono state coinvolte, coi loro rappresentanti istituzionali e del mondo economico e associativo, nel dibattito sulle zone franche urbane, qualche volta al centro di proposte, in verità, non in linea col dettato normativo e con lo spirito del dispositivo, qualche altra ovviamente no.

Nulla di ufficiale, fatta eccezione per Napoli, è dato sapere su eventuali proposte riguardanti le altre principali aree metropolitane del Paese, che pure, in teoria, sarebbero le principali, anche se non le uniche, e più credibili destinatarie di questa particolare soluzione di politica urbana e di fiscalità di vantaggio.  

Degno di nota lo sforzo compiuto da alcune Regioni, tra le quali la Toscana, una delle poche del centro-nord che ipotizzano l’individuazione di Zone Franche Urbane sul proprio territorio, che tramite il sito del Mise-Dps e organi di stampa hanno reso noti i tempi, chiarito le modalità di presentazione delle proposte da parte dei Comuni e indicato soggetti, settori e uffici interessati.

Sebbene il sito del Mise-Dps, opportunamente, fornisca ogni indicazione necessaria alla redazione delle proposte progettuali da parte dei Comuni, l’auspicio è che questi, nonostante i tempi ristretti, non si limitino al minimo richiesto ma elaborino una proposta organica che si arricchisca, come peraltro suggerito in delibera Cipe e nella recente circolare dello stesso Dipartimento, di elementi e ulteriori indicatori di disagio socio-economico così come di spunti e propositi per l’attuazione di politiche e iniziative in materia urbanistica e sociale in favore dei quartieri svantaggiati, evidentemente bisognosi di interventi di ampio e articolato respiro che comprendano la fiscalità di vantaggio, ma non si esauriscano in essa.

In questo blog il tema è stato affrontato o ripreso da altre fonti nei post della categoria Zone Franche Urbane.

acqua o fuoco? acqua, acquazzone…

8 luglio 2008

IMHO, se leggi, delibere e circolari dicono che sono i Comuni a dover proporre l’istituzione delle Zone Franche Urbane alle Regioni, che sia poi un Presidente di Provincia a chiedere al Governo di farsi carico della questione non è di certo la miglior via per ottenerla.

(rif. Cronaca d’Abruzzo on line, “Finmek e Campari: Pezzopane scrive a Scajola e Sacconi”)

zone franche urbane: 21 luglio 2008 termine massimo per i comuni

7 luglio 2008

Qualche settimana fa, si segnalava la necessità di procedere in tempi brevi all’adozione dei provvedimenti necessari per l’individuazione delle Zone Franche Urbane, previsti dalla Legge Finanziaria 2007 (come modificata dalla Legge Finanziaria 2008) e dalla Deliberazione del Cipe n. 5/2008.

Quell’elenco di appunti può essere aggiornato: è stata infatti pubblicata in G.U. n. 155 del 4 luglio 2008 la Circolare n. 1418 del 26 giugno 2008 del Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione recante “i contenuti e le modalità di presentazione delle proposte progettuali delle amministrazioni comunali”.

La Circolare specifica meglio, innanzitutto, quanto già stabilito nella delibera del Cipe e fornisce indicazioni pratiche abbastanza dettagliate sulla procedura che Comuni e poi Regioni e MISE-DPS dovranno seguire prima che il Cipe decida in ordine alla individuazione delle aree e alla allocazione delle risorse.

In particolare per quanto riguarda i Comuni, viene posto l’accento sulle modalità della perimetrazione e della rappresentazione di essa, da effettuarsi con precisione e con l’ausilio di strumenti cartografici e supporti informatici, sulle motivazioni della individuazione e sulla descrizione del progetto e di altri eventuali programmi di tipo sociale e urbanistico già in atto o in previsione per l’area individuata.

E’ confermata dunque l’importanza, ai fini della stesura di una relazione completa e adeguata a quanto prescritto dal Cipe e dal MISE-DPS, di una ricognizione in tempi brevissimi di dati statistici a livello infracomunale e, inevitabilmente, di una sinergia ad ampio raggio tra assessorati, settori e uffici diversi.

Ma la novità di maggior rilievo è nei tempi stabiliti per la presentazione del progetto alle Regioni: entro il termine comunicato da queste o, in mancanza, entro 45 giorni dalla pubblicazione della Delibera n. 5/2008, ovvero entro il 21 luglio 2008.

Le Regioni selezioneranno le proposte di interesse prioritario e le trasmetteranno al MISE-DPS. Solo all’esito dell’istruttoria, da concludersi entro il 5 agosto 2008 (60 giorni dalla pubblicazione della Delibera del Cipe n. 5/2008), le Zone Franche Urbane individuate saranno al vaglio del Cipe per l’ammissione a finanziamento.

Le determinazioni così assunte, unitamente a tutto l’impianto normativo di base, dovranno poi essere autorizzate dalla Commissione Europea DG Concorrenza.

Da registrare con favore, infine, la predisposizione sul sito del Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione del Ministero dello Sviluppo Economico di una sezione interamente dedicata alle Zone Franche Urbane.

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