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fruizione delle agevolazioni per i soci delle società di persone e di capitali “trasparenti” (aggiornamento)

5 settembre 2014

Secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 39/e del 24 dicembre 2013, emanata in riferimento alla ZFU de L’Aquila ma da adottare a riferimento anche per la ZFU delle Regioni Convergenza e del Sulcis Iglesiente

Per le società di persone e le società di capitali “trasparenti”, la società è tenuta a determinare, secondo le regole disposte dal citato articolo 6 del decreto di attuazione e nel rispetto dei limiti massimi ivi fissati, il reddito d’impresa prodotto nella ZFU per poi attribuire lo stesso “per trasparenza” a ciascun socio […] l’esenzione dalle imposte sui redditi spettante alle società di persone e alle società di capitali “trasparenti” si determina, di fatto, in capo ai singoli soci cui è trasferito, pro quota, il reddito di impresa prodotto nella ZFU dalla società beneficiaria; l’esenzione ai fini delle imposte sui redditi concessa alla società, pertanto, si traduce – nel limite del reddito attribuito per trasparenza – in un risparmio di imposta fruibile dai singoli soci […]. Al fine di consentire ai soci di poter fruire – mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi con il modello di pagamento F24 “telematico” – dell’esenzione dalle imposte sui redditi relativamente al reddito di partecipazione esente imputatogli per trasparenza dalla società partecipata, è necessario che quest’ultima comunichi al Ministero dello sviluppo economico i dati identificativi di ciascun socio, compreso il relativo codice fiscale, secondo modalità e termini stabiliti con provvedimento del medesimo Ministero.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha reso disponibile on line un modulo di istanza per la comunicazione dei dati identificativi dei soci di società trasparente, ovvero un file in formato .pdf interattivo da compilare e firmare digitalmente e inviare via PEC a dps.iai.div11@pec.sviluppoeconomico.gov.it.

Per utilizzare l’agevolazione, i soci devono indicare il proprio codice fiscale ed i propri dati anagrafici nella sezione “contribuente” del modello F24; il codice fiscale della società  beneficiaria dell’agevolazione dovrà essere indicato nel campo  denominato “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o  curatore fallimentare” e nel campo successivo, denominato “codice  identificativo”, dovrà essere indicato il codice 62.

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zfu, il rifinanziamento è legge

18 giugno 2014

La Camera dei Deputati ha appena approvato, in via definitiva e senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato della Repubblica, il disegno di legge di conversione del D.L. n. 66/2014, recante misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale (c.d. “decreto Irpef”).

Tra le novità annunciate (qui una sintesi dei lavori parlamentari), l’autorizzazione all’art. 22 bis di una spesa di 75 milioni di euro per il 2015 e di 100 milioni di euro per il 2016 destinata agli interventi nelle Zone Franche Urbane di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia (compresa quella di Lampedusa e Linosa), nonché nelle ulteriori aree individuate dalla delibera Cipe n. 14 del 2009 e ricadenti nelle Regioni non comprese nell’obiettivo Convergenza (ovvero le ZFU di Cagliari, Iglesias, Quartu Sant’Elena, Campobasso, Velletri, Sora, Pescara, Ventimiglia, Massa-Carrara, Matera).

Queste risorse aggiuntive saranno ripartite tra le ZFU secondo i criteri stabiliti dalla stessa Delibera Cipe n. 14/2009.

L’attenzione adesso si sposta sulla fase attuativa e, in particolare, sulle modalità di integrazione delle risorse e poi di fruizione da parte delle imprese già operanti (e solo quelle già ammesse?) nelle ZFU delle Regioni Convergenza, di recente attivazione ai sensi dell’art. 37, comma 1, del D.L. n. 179/2012 e del D.M. 10 aprile 2013.

Per le altre ZFU, invece, è prevedibile e anzi auspicabile una procedura già collaudata e, tutto considerato, di successo: decreto ministeriale di modifica e integrazione del D.M. 10 aprile 2013 (come già avvenuto per il “caso Puglia”); bandi per singola ZFU; istanza per via telematica.

Interessante sarà anche verificare se le Regioni sapranno, potranno e vorranno cogliere l’opportunità di stanziare nuovamente (o per la prima volta, nel caso della Calabria) risorse proprie aggiuntive per un maggior finanziamento delle agevolazioni e/o per riserve di scopo.

L’intervento legislativo, in prima battuta, non può che essere valutato positivamente, perchè rende concreta molto prima di quanto ci si aspettasse (e quando ancora si attende l’elenco dei beneficiari pugliesi) l’ipotesi, fino a qualche giorno fa solo astratta, di un rifinanziamento della misura agevolativa, ma anche in termini di copertura: se circa 400 milioni di euro per 45 ZFU (nelle sole quattro Regioni Convergenza) sono stati considerati sufficienti (e in alcune realtà un ottimo stanziamento) quale finanziamento “una tantum” per il sistema agevolativo in Zona Franca Urbana (che può svilupparsi, con vari limiti e condizioni, fino a 14 periodi d’imposta da quello di accoglimento dell’istanza), altrettanto può certamente dirsi per 75 milioni di euro per 55 ZFU per il solo 2015 e per 100 milioni di euro per il solo 2016.

E poi chissà.

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zfu di calabria e campania, ecco i codici tributo

9 giugno 2014

Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 59/e del 9 giugno 2014.

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valzer

4 giugno 2014

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Non accadeva da tempo che si potesse commentare un intervento legislativo in materia di ZFU, con relativo valzer di emendamenti e testi.

Tra ieri sera e stamattina (4 giugno 2013), è giunta la notizia della proposta di rifinanziamento delle 45 ZFU già finanziate e finalmente attivate nel Mezzogiorno d’Italia ai sensi dell’art. 37 del D.L. n. 179/2012, nonchè di altre 10 non incluse in Regioni Convergenza ma già individuate e selezionate dal Cipe con la nota delibera n. 14/2009 (in attuazione dell’art. 1, commi 340 e seguenti, della L. n. 296/2006, Legge Finanziaria 2007), finora mai avviate.

All’emendamento 22.0.1, licenziato ieri pomeriggio dalle Commissioni riunite 5^ e 6^ del Senato in sede referente e di approvazione del disegno di legge n. 1465, di conversione del D.L. n. 66/2014 (c.d. “decreto Irpef”), si affianca quest’oggi, con l’inizio della trattazione in Assemblea, il 22.0.200 del Relatore.

Nulla di strano, se non all’ultimo comma del secondo testo: in questo caso, l’art. 22 bis proposto all’attenzione dei Senatori stabilisce che “Per l’attuazione degli interventi di cui al comma 1 i termini per la presentazione delle domande di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 aprile 2013 […] sono differiti al 31 luglio 2014. Sono fatte salve le restanti disposizioni ivi previste”.

Piccoli particolari: 1) il D.M. citato non prevede termini per la presentazione delle istanze, ma demanda la fissazione ad appositi bandi ministeriali (art. 14); 2) i termini stabiliti da 4 bandi, sui 5 già emanati ai sensi del D.M. 10 aprile 2013, si sono chiusi, con tanto di elenco ufficiale degli ammessi in 3 casi, di pubblicazione del codice tributo (ad oggi) in un solo caso e così via; 3) è imminente lo spirare dei termini anche per l’accesso alle agevolazioni nelle ZFU della Regione Puglia; 4) di qui a breve, noti i codici tributo, sarà già possibile per i beneficiari utilizzare l’agevolazione in riduzione in F24, dagli acconti di giugno prossimo.

Non sarebbe forse più chiaro, sebbene all’apparenza meno semplice, piuttosto che prorogare per legge termini già scaduti, stabilire che un nuovo D.M. ridefinisca l’ambito di applicazione (includendo le aree non Convergenza) e per il resto riproduca, richiami, modifichi o integri (come per la Puglia) il D.M. 10 aprile 2013, per poi procedere, secondo rodate procedure, a nuovi bandi ministeriali per la quantificazione delle coperture per singola ZFU e per la fissazione, caso per caso o una volta per tutte, dei termini di presentazione di nuove istanze (magari chiarendo anche la posizione dei beneficiari ammessi alle agevolazioni nelle ZFU già attivate e anch’esse rifinanziate)?

Tra i testi che circolano sul sito web del Senato della Repubblica, comunque, ecco quello invece definitivamente accolto dalle Commissioni che, opportunamente, si limita a richiamare il D.M. 10 aprile 2013:

22.0.1 (testo 2)

Le Commissioni riunite

Dopo l’articolo 22, aggiungere il seguente:

«Art. 22-bis.

(Risorse destinate alle Zone franche urbane)

        1. Per gli interventi in favore delle zone franche urbane di cui all’articolo 37, comma 1, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, come convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, delle ulteriori Zone franche individuate dalla delibera CIPE n. 14 dell’8 maggio 2009, ricadenti nelle regioni non comprese nell’obiettivo Convergenza e della Zona franca del Comune di Lampedusa, istituita dall’articolo 23, comma 45, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, come convertito dalla legge 25 luglio 20 Il, n. 111, è autorizzata la spesa di 75 milioni di euro per il 2015 e di 100 milioni di euro per il 2016.

        2. Le risorse di cui al comma 1 sono ripartite tra le Zone franche urbane, al netto degli eventuali costi necessari per l’attuazione degli interventi, sulla base dei medesimi criteri di riparto utilizzati nell’ambito della delibera CIPE n. 14 dell’8 maggio 2009. L’autorizzazione di spesa di cui al comma 1 costituisce il limite annuale per la fruizione delle agevolazioni da parte delle imprese beneficiarie. Le regioni interessate possono destinare, a integrazione delle risorse di cui al comma 1, proprie risorse per il finanziamento delle agevolazioni di cui al presente articolo, anche rivenienti, per le Zone franche dell’obiettivo Convergenza da eventuali riprogrammazioni degli interventi del Piano di azione coesione.

        3. Per l’attuazione degli interventi di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 aprile 2013, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, e successive modificazioni ed integrazioni, recante le condizioni, i limiti, le modalità e i termini di decorrenza e durata delle agevolazioni concesse ai sensi dell’articolo 37 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n.  179.

        4. Agli oneri derivanti dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 si provvede mediante riduzione della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per 75 milioni di euro per il 2015 e 100 milioni per il 2016.»

Aggiornamento del 5 giugno:

L’Aula del Senato approva (anche il rifinanziamento delle ZFU, confluito in un unico “maxiemendamento sostitutivo” proposto dal Governo). Ora alla Camera.

Aggiornamento del 13 giugno:

Camera dei Deputati, Commissioni Finanze e Bilancio riunite in sede referente di conversione del D.L. 66/2014 (il progetto di legge di conversione prevede l’inserimento di un art. 22 bis per il rifinanziamento delle ZFU).

1) Il Comitato per la Legislazione ha espresso parere favorevole sull’art. 22 bis;

2) Il 10 giugno così si esprimo i relatori:

“L’articolo 22-bis, introdotto dal Senato, autorizza, al comma 1, la spesa di 75 milioni per il 2015 e di 100 milioni per il 2016 per gli interventi in favore delle zone franche urbane di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, (di cui all’articolo 37, comma 1, del decreto-legge n.179 del 2012) delle ulteriori zone franche individuate dalla delibera CIPE n.14 del 2009 ricadenti nelle regioni non comprese nell’obiettivo Convergenza, nonché della zona franca del Comune di Lampedusa istituita dall’articolo 23, comma 45, del decreto-legge n.98 del 2011.
In merito ricorda che il citato articolo 37 del decreto-legge n.179 reca disposizioni per il finanziamento di talune agevolazioni in favore delle piccole e medie imprese localizzate nelle zone franche urbane (ZFU) ricadenti nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia). Fa presente come si tratti delle ZFU ricadenti in tali regioni già individuate dal CIPE con la delibera n.14 del 2009 (Catania, Torre Annunziata, Napoli, Taranto, Gela, Mondragone, Andria, Crotone, Erice, Rossano, Lecce, Lamezia Terme), nonché quelle valutate ammissibili nella relazione istruttoria allegata alla stessa delibera e quelle ulteriori rivenienti da altra procedura di cui all’articolo 1, comma 342, della legge n.296 del 2006 (legge finanziaria 2007), la quale all’articolo 1, comma 340, ha previsto l’istituzione di zone franche urbane (ZFU) e ha costituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico un apposito Fondo per il finanziamento di programmi di intervento da realizzarsi nelle ZFU, definendo altresì le agevolazioni tributarie di cui possono beneficiare le ZFU (esenzioni IRES, IRAP, IMU, previdenziali).
In merito segnala come tale regime agevolativo sia stato esteso (ai sensi dell’articolo 37, comma 1-bis, del decreto-legge n.179) anche alle aree industriali delle medesime regioni per le quali è stata già avviata una procedura di riconversione industriale, purché siano state precedentemente utilizzate per la produzione di autovetture, nonché (ai sensi del comma 4-bis del medesimo articolo 37) ai comuni della provincia di Carbonia – Iglesias
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nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’Accordo di Programma «Piano Sulcis».
In forza del decreto del MISE del 10 aprile 2013 le ZFU delle 4 regioni dell’Obiettivo Convergenza interessano determinate sezioni censuarie dei seguenti comuni:
a) Campania: Aversa, Benevento, Casoria, Mondragone, Napoli, Portici (centro storico), Portici (zona costiera), San Giuseppe Vesuviano e Torre Annunziata;
b) Calabria: Corigliano Calabro, Cosenza, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Rossano e Vibo Valentia;
c) Puglia: Andria, Barletta, Foggia, Lecce, Lucera, Manduria, Manfredonia, Molfetta, San Severo, Santeramo in Colle e Taranto;
d) Sicilia: Aci Catena, Acireale, Bagheria, Barcellona Pozzo di Gotto, Castelvetrano, Catania, Enna, Erice, Gela, Giarre, Lampedusa e Linosa, Messina, Palermo (Brancaccio), Palermo (porto), Sciacca, Termini Imerese (inclusa area industriale), Trapani e Vittoria.

Le ulteriori zone franche individuate dalla delibera CIPE n.14 dell’8 maggio 2009 ricadenti nelle regioni non ricomprese nell’obiettivo Convergenza destinatarie dei finanziamenti di cui al presente articolo riguardano alcune zone censuarie dei comuni di Cagliari, Iglesias, Quartu Sant’Elena, Campobasso, Velletri, Sora, Pescara, Ventimiglia, Massa-Carrara, Matera.
Fa presente che le risorse stanziate dal comma 1 dell’articolo 22-bis (75 milioni per il 2015 e di 100 milioni per il 2016) saranno ripartite tra le zone franche urbane, al netto degli eventuali costi necessari per l’attuazione degli interventi, sulla base dei medesimi criteri di riparto utilizzati nell’ambito della delibera CIPE n.14 dell’8 maggio 2009.
Tali autorizzazioni di spesa costituiscono il limite annuale per la fruizione delle agevolazioni da parte delle imprese beneficiarie.
Ai sensi del comma 2 dell’articolo 22-bis le regioni interessate possono destinare, a integrazione di tali risorse, proprie risorse per il finanziamento delle agevolazioni, anche rivenienti, per le zone franche dell’obiettivo Convergenza da eventuali riprogrammazioni degli interventi nell’ambito del Piano di azione coesione.
Per l’attuazione degli interventi il comma 3 rinvia a quanto già disposto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 aprile 2013, recante le condizioni, i limiti, le modalità e i termini di decorrenza e durata delle agevolazioni concesse ai sensi dell’articolo 37 del decreto-legge n.179 del 2012.
Il comma 4 pone il finanziamento di tali interventi nelle zone franche urbane a carico della quota nazionale (e quindi non di quella destinata alle regioni) delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, relative al ciclo di programmazione 2014-2020, come individuate dall’articolo 1, comma 6, della legge di stabilità 2014.
Al riguardo ricorda che il citato articolo 1, comma 6, della legge di stabilità 2014 determina la dotazione aggiuntiva delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) relativamente al ciclo di programmazione 2014-2020 nella misura di 54.810 milioni. Tuttavia la norma ne dispone l’iscrizione in bilancio nella misura dell’80 per cento (43.848 milioni), subordinando la restante quota di 10.962 milioni ad una verifica di metà periodo (da effettuare precedentemente alla predisposizione della legge di stabilità per il 2019, quindi nella primavera-estate 2018) sull’effettivo impiego delle prime risorse assegnate.
Di tali risorse, peraltro, il predetto articolo 1, comma 6, della legge di stabilità 2014 ne dispone l’iscrizione in bilancio nella misura di 50 milioni nel 2014, di 500 milioni nel 2015 e di 1 miliardo nel 2016. Per gli anni successivi la quota annuale sarà determinata della tabella E delle singole leggi di stabilità a valere sulla restante quota di 42.298 milioni. “.

3) Il 12 giugno 2014 vengono presentati i seguenti emendamenti:

Al comma 1, dopo le parole: 2011, n.111 aggiungere le seguenti: nonché per le zone franche urbane di confine, da istituire nei comuni il cui territorio ricade anche parzialmente nell’area distante fino a 20 chilometri dal confine di Stato, ed individuate in forma elencativa con DPCM da emanarsi entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,.
(22-bis. 1. Guidesi.)

Al comma 1, dopo le parole: 2011, n.111 aggiungere le seguenti: nonché per le zone franche che sono istituite nei comuni dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio 2012 e dall’alluvione del 17 gennaio 2014, come individuati dalle relative dichiarazioni dello stato di emergenza,.
(22-bis. 2. Guidesi.)

Dopo il comma 4, aggiungere il seguente:
5. In un apposita sezione dei sito web del Ministero dello sviluppo economico, viene pubblicata un’anagrafe dei beneficiari delle risorse destinate alle zone franche urbane, con l’indicazione delle diverse tipologie di agevolazione alle quali hanno accesso, e dei relativi importi distinti per annualità. Il Ministero dello sviluppo economico trasmette al Parlamento, con cadenza annuale, una relazione che descriva gli effetti sui sistemi socio-economici compresi nelle zone franche urbane, indotti dalle agevolazioni e dalle esenzioni concesse, fornendo per ciascuna zona franca urbana, l’importo delle risorse assegnate, l’indicazione delle diverse tipologie di agevolazioni concesse, del numero di beneficiari, del numero di occupati con l’indicazione della tipologia di contratto lavorativo stipulato, e del numero di imprese complessivamente insediate nelle Zone Franche Urbane e nel Comune all’interno della quale si trova la stessa Zona Franca Urbana.
(22-bis. 3. Mannino.)

Dopo l’articolo 22-bis, aggiungere il seguente:

Art. 22-ter.
(Istituzione delle zone franche urbane nelle aree di confine con la Repubblica di Slovenia e la Repubblica d’Austria).

1. Al fine contrastare il processo di delocalizzazione industriale esistente lungo la fascia confinaria della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia con la Slovenia e con l’Austria, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sentita la Conferenza unificata, di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è istituita nei territori compresi nei comuni di Trieste, Gorizia, Cividale del Friuli, Tarvisio e Monfalcone, la zona franca urbana, finalizzata a favorire le attività industriali, commerciali, artigianali e turistiche e sostenere la promozione e lo sviluppo dell’economia locale, dell’occupazione, nonché l’interscambio economico con i Paesi limitrofi.
2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono individuate specifiche agevolazioni di natura fiscale e contributiva in favore delle imprese localizzate dal precedente comma 1.
3. Agli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente articolo, si provvede mediante quanto indicato dal comma 4 del precedente articolo 22-bis.
(22-bis. 01. Sandra Savino.)

QUEST’ULTIMO DICHIARATO INAMMISSIBILE DAL PRESIDENTE DELLA V COMMISSIONE (BOCCIA).

L’ESAME DEL PROGETTO DI LEGGE, RACCOLTO IL PARERE POSITIVO DELLE ALTRE COMMISSIONI IN SEDE CONSULTIVA, SI CONCLUDE POSITIVAMENTE.

LA PAROLA PASSA ALL’ASSEMBLEA per nuovi emendamenti e voto.

Aggiornamento del 16 giugno:

Il Governo pone la questione di fiducia alla Camera sul testo di conversione del “decreto Irpef”, tale e quale come licenziato dalle Commissioni (comprensivo quindi del rifinanziamento di cui all’art. 22 bis), senza altri emendamenti e modifiche.

La Camera accorda la fiducia. Domani il voto finale sul medesimo testo uscito dal Senato.

Aggiornamento del 17 giugno:

La Camera approva.

Il D.L. n. 66/2014 è così convertito in L. n. 89/2014, pubblicata in G.U. n. 143 del 23 giugno 2014.

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saranno rifinanziate (tutte) le zone franche urbane?

4 giugno 2014

E’ solo un emendamento ma la novità, annunciata per prima dalla Sen. Chiavaroli, è di non poco conto.

Nella seduta pomeridiana di ieri, 3 giugno 2014, le Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato, in sede referente, hanno approvato un emendamento al disegno di legge n. 1465, di conversione del D.L. n. 66/2014 (c.d. “decreto Irpef”).

In attesa della documentazione ufficiale e definitiva, la modifica pare consistere nell’inserimento di un art. 22 bis, ai sensi del quale sarebbe autorizzata la spesa di 75 milioni di euro per il 2015 e di 100 milioni di euro per il 2016 da destinare agli interventi nelle Zone Franche Urbane di cui all’art. 37 del D.L. n. 179/2012 (quelle in corso di attuazione nelle Regioni Convergenza) e nelle ulteriori Zone Franche Urbane di cui alla delibera Cipe n. 14/2009 (quindi: Matera, Campobasso, Cagliari, Quartu Sant’Elena, Iglesias, Velletri, Sora, Pescara, Massa e Carrara, Ventimiglia), nonchè in quella di Lampedusa e Linosa (D.L. n. 98/2011).

Le risorse così individuate, a valere sulla dotazione aggiuntiva del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2014-2020 (54.810 milioni di euro, come stabilito e ripartito dalla Legge di Stabilità 2014), costituirebbero il limite annuale per la fruizione delle agevolazioni da parte delle imprese beneficiarie, ferma restando peraltro la facoltà delle Regioni di stanziare risorse proprie aggiuntive per il finanziamento delle agevolazioni, anche derivanti da ulteriori riprogrammazioni del P.A.C. (quest’ultima specificazione riguarda ovviamente le sole Regioni Convergenza), e sarebbero ripartite per Zona Franca Urbana secondo i criteri di cui alla delibera Cipe n. 14/2009.

In fase attuativa, si applicherebbe il D.M. 10 aprile 2013.

Al netto di ogni considerazione sul sovrapporsi di sperimentazioni di fatto non ancora avviate e di valutazioni preventive sull’ammontare stanziato (le ZFU italiane, escluse L’Aquila e Carbonia-Iglesias, sarebbero adesso 55), resta da capire come tale impostazione (limite annuale per la fruizione) si concilia e si sovrappone con l’attuale sistema di accesso e fruizione delle agevolazioni nelle ZFU Convergenza ex art. 37 del D.L. n. 179/2012 (concessione una tantum e libero utilizzo della riduzione in F24); quindi se, in ipotesi, potranno essere previsti bandi annuali; o ancora se, nelle Regioni Convergenza, a beneficiare dell’inatteso aumento delle risorse disponibili a copertura delle esenzioni saranno le sole imprese che hanno già aderito ai bandi da ultimo emanati dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del D.M. 10 aprile 2013 (ponendosi qui il problema di come consentire o favorire una libera e oculata gestione delle concessioni di aiuti “de minimis”) o se saranno pubblicati nuovi decreti direttoriali e bandi aperti a nuove istanze.

Ma, va ribadito, per ora è solo un emendamento.

Il disegno di legge sarà da oggi al vaglio dell’Assemblea.

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calabria, pubblicato l’elenco delle imprese ammesse alle agevolazioni in zona franca urbana

23 Mag 2014

Disponibili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico gli elenchi delle imprese ammesse ai benefici nelle sette Zone Franche Urbane della Calabria, approvati con Decreto Direttoriale del 23 maggio 2014.

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zfu della calabria, diffusi i primi dati

7 Mag 2014

Il comunicato stampa dell’Assessore Regionale alle Attività Produttive.

Particolarmente condivisibile la nota laddove si afferma che “…occorre che provvedimenti come questo non abbiano carattere occasionale e, soprattutto, che le Amministrazioni locali e le Regioni armonizzino le politiche di incentivazione fiscale con politiche attive locali in materia urbanistica, sociale ed ambientale. Solo cosi’ si potranno veramente colmare quei fattori di criticita’ che sono stati alla base dell’individuazione delle Zone Franche Urbane…”.

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14 febbraio a reggio calabria

12 febbraio 2014

“Una concreta possibilità di crescita”.

14 febbraio 2014, ore 10.30, Sala Federica Monteleone di Palazzo Campanella (Consiglio Regionale).

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zona franca urbana di reggio calabria, il comune indica le sezioni censuarie su google earth e programmi gis

31 gennaio 2014

Il Comune di Reggio Calabria mette a disposizione alcuni files per Google Earth e per programmi GIS, per consentire una più agevole identificazione e localizzazione della Zona Franca Urbana di Catona-Arghillà  e delle sezioni censuarie (Istat 2001) che la definiscono.

Buona idea, ecco il link: http://www.reggiocal.it/on-line/Home/PrimoPiano/articolo107922.html.

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al via le zfu di calabria e campania

15 gennaio 2014

Qui i dettagli e i documenti disponibili dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

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zone franche urbane in calabria, impressioni di ottobre

16 ottobre 2013

Ho avuto l’opportunità di partecipare attivamente al seminario sulle Zone Franche Urbane, organizzato il 15 ottobre scorso a Lamezia Terme da Anci e Regione Calabria, alla presenza degli esponenti politici, istituzionali e tecnici di alcuni, purtroppo non tutti, dei Comuni calabresi interessati (e spero di aver dato il mio piccolo contributo per una più ampia condivisione della disciplina agevolativa, della quale ritengo che anche i Comuni, a cui il cittadino-impresa in prima battuta si rivolge per informazioni, debbano almeno in linea di massima occuparsi, visto che si parla anche di IMU e addizionali IRPEF).

Di sicuro interesse, generale e locale, le novità e le conferme pubblicamente emerse:

1) il 24 ottobre prossimo scadranno i termini per le comunicazioni delle Regioni al Ministero dello Sviluppo Economico (su risorse proprie a maggior copertura delle agevolazioni concedibili e su riserve finanziarie di scopo, ai sensi dell’art. 8 del D.M. 10 aprile 2013), finalizzate all’eventuale “personalizzazione” dei bandi ministeriali;

2) l’emanazione dei bandi (per la totalità delle ZFU o per Regione o anche per una o più aree) è prevista certamente entro la fine dell’anno e sono allo studio modalità e soprattutto tempistica (diverse scadenze e scaglioni?) per garantire il buon andamento dell’operazione, essendo previsto l’invio delle istanze per mezzo telematico;

3) dall’emanazione dei bandi, sarà fissato un termine non inferiore a 90 giorni per la preparazione e l’invio delle istanze;

4) tenuto conto dei tempi a disposizione (o comunque della possibilità di una riapertura dei termini), è allo studio l’ipotesi di rientro tra le ZFU calabresi della Città capoluogo di Catanzaro, presumibilmente secondo la procedura “d’iniziativa regionale” consentita dall’art. 37 del D.L. n. 179/2012 e/o secondo l’esempio pugliese;

5) nuovi scenari, per quanto concerne le risorse eventuali delle Regioni e appunto alla luce del caso-Puglia, potrebbero a breve aprirsi grazie all’ulteriore “ultimissimo” (“ultimo” era il precedente) aggiornamento del Piano di Azione Coesione (riprogrammazione fondi strutturali 2007-2013);

6) il riparto delle coperture alle esenzioni (secondo i criteri recati in delibera Cipe n. 14/2009), comunicato dal M.I.S.E. alla Regione Calabria nello scorso mese di luglio, prevede risorse per singola ZFU da un minimo di euro 6,5 milioni circa (per Vibo Valentia e Corigliano) a un massimo di oltre 10 milioni di euro per Crotone.

Ma il decisivo contributo tecnico dell’Anci (Francesco Monaco, responsabile Area Mezzogiorno) e del Ministero dello Sviluppo Economico (Nicola Buonfiglio, Invitalia – M.I.S.E.) ha offerto ai Comuni l’imperdibile occasione per una pressante richiesta di informazioni e notizie, soprattutto per quanto concerne il ruolo, in questo frangente, degli enti locali.

Le risposte, più che esaustive, fermo restando che le perimetrazioni delle ZFU (per zona censuaria) sono e restano quelle proposte (dai Comuni) e ammesse tra il 2008 e il 2009, hanno posto in luce l’importanza fondamentale degli enti locali tanto in fase di informazione e divulgazione presso gli attori, quanto in fase di guida della misura agevolativa nella direzioni dalle stesse amministrazioni tracciate, in termini di sviluppo e vocazione delle aree individuate.

“Sì, ma come?”.

L’incontro di Lamezia Terme pare e si spera possa essere il primo di una lunga serie, in collaborazione tra Anci e Regione Calabria, di iniziative di orientamento finalizzate a dare risposta veloce e concreta e seguito pratico ai dubbi posti.

La mia impressione sul punto, però, per quanto possa contare, è che i Comuni calabresi stiano in qualche modo sottovalutando il proprio stesso operato.

Se così non fosse, infatti, sarebbe di difficile comprensione la ragione per cui non si possa stabilire quantomeno un punto di partenza operativo nelle proposte di individuazione e perimetrazione di Zone Franche Urbane deliberate nel 2008!

E’ certamente vero che da allora molte cose possono essere cambiate (definitiva attuazione o fallimento di programmi e iniziative all’epoca in corso; nuovi problemi socio-economici; nuovi assetti demografici; avanzamento o arretramento dal punto di vista strutturale e infrastrutturale e così via), ma le delibere comunali del 2008 e le relazioni allegate, previo inevitabile aggiornamento, contengono già, quantomeno a livello di primo spunto, una risposta ai dubbi posti a Lamezia Terme.

E’ in quelle delibere, alcune delle quali straordinariamente argomentate e dettagliate, che i Comuni calabresi hanno descritto la vocazione del territorio indicato e hanno esplicitato intenzioni e ipotesi operative per favorirne la realizzazione, in considerazione delle specifiche esigenze e alla luce di programmi di spesa in corso; è lì che vengono individuate le strutture tecniche interdisciplinari competenti per l’orientamento alle imprese, per la gestione in loco della misura, per il censimento degli immobili disponibili e/o per il monitoraggio dei risultati; è lì che si propone il coinvolgimento e il coordinamento col mondo dell’impresa, del lavoro, del sociale; è lì che vengono già configurati staff tecnici e luoghi virtuali o reali di incontro tra domanda e offerta; è lì che si attribuiscono competenze, anche ai fini di una necessaria attività di marketing territoriale rivolta all’esterno, onde evitare che il tutto si traduca e si riduca a un fenomeno di trasferimento di sedi e uffici nell’ambito della stessa area urbana; è lì che si fa riferimento ad altri interventi che, sovrapponendosi alle esenzioni, possono e devono valorizzare gli automatismi fiscali per scopi sociali, per la lotta al degrado e all’esclusione sociale, come insegna il modello francese e come impone l’art. 1, comma 340, della L. n. 296/2006.

Ripartire da quelle proposte e da quelle motivazioni (già positivamente valutate da Regione, Ministero e Cipe), con l’essenziale supporto tecnico dell’Anci, può essere un primo passo, una prima risposta alla domanda “sì, ma come?”.

Il resto è solo, si fa per dire, reperire risorse.

(info e contatti: posta@studiolegaleiemma.it )

(partecipazione e aggiornamento: Zone Franche Urbane su Facebook )

lamezia terme, novità dal seminario sulle zone franche urbane

15 ottobre 2013

Resoconto dal sito web istituzionale della Regione Calabria.

 

(info e contatti: posta@studiolegaleiemma.it )

(partecipazione e aggiornamento: Zone Franche Urbane su Facebook )

zfu, seminario a lamezia terme

14 ottobre 2013

Appuntamento il 15 ottobre 2013, ore 9, presso la sede della Fondazione Terina a Lamezia Terme.

zone franche urbane: circolare esplicativa del ministero. le regole.

2 ottobre 2013

Zone Franche Urbane: circolare esplicativa del Ministero. Le regole. (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 237 del 9 ottobre 2013)

Breve commento su Strill.it.

(info e contatti: posta@studiolegaleiemma.it )

(partecipazione e aggiornamento: Zone Franche Urbane su Facebook )

zfu, la circolare esplicativa del ministero dello sviluppo economico

30 settembre 2013

Imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Circolare n. 32024 del 30 settembre 2013.

Per info: posta@studiolegaleiemma.it

zone franche urbane: inizia il countdown. importanti iniziative in sicilia.

4 settembre 2013

zone franche urbane: inizia il countdown. importanti iniziative in sicilia.

seminario di erice, il programma

1 settembre 2013

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seminario tecnico sulle zfu a palermo, il 10 settembre 2013

30 agosto 2013

“Zona Franca Urbana Palermo Brancaccio e Zona Franca Urbana Palermo Porto tra inclusione sociale e sviluppo locale. Agevolazioni fiscali e contributive per le micro e piccole imprese”

seminario sulle zfu a erice, il 6 settembre 2013

29 agosto 2013

Al fine di coordinare le attività di avvio delle Zone Franche Urbane in Sicilia, individuarne le eventuali criticità e concordare con i responsabili politici regionali e nazionali ulteriori misure o interventi a sostegno delle micro e piccole imprese, il Comune di Erice, in collaborazione con l’ANCI, organizza il seminario dal titolo “Gli strumenti a disposizione dei Comuni e delle Imprese per uscire dalla crisi: le zone franche urbane”.

Al seminario che si terrà il giorno 6 settembre 2013 alle ore 9,00 nei locali del Palazzo Sales nel centro storico di Erice, interverrà il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Graziano Delrio.

Evento importantissimo.

zfu, pubblicato il decreto

12 luglio 2013

 

Il D.M. 10 aprile 2013 è in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n. 161 11.07.2013).

reggio ed altri territori calabresi tra le zone franche urbane. Può essere la svolta.

8 luglio 2013

Reggio ed altri territori calabresi tra le zone franche urbane. Può essere la svolta.

In corso di pubblicazione il D.M. 10 aprile 2013.

zone franche urbane in calabria, un pò d’ordine

19 novembre 2009

Ho letto con estremo interesse le considerazioni di alcuni autorevoli  esponenti della politica, della cultura e dell’associazionismo di Reggio Calabria e della sua Provincia sulla ormai prossima attivazione delle Zone Franche Urbane in Calabria.

La firma degli accordi di impegno reciproco tra Comuni e Governo, con la contemporanea approvazione del dispositivo da parte della Commissione Europea, ha risvegliato l’attenzione per questa misura agevolativa anche laddove, come nella nostra Città e nella nostra Provincia, l’argomento era ormai quasi clandestino e, forse, colpevolmente snobbato.

Questa è di certo una buona notizia.

Credo però che possa essere utile, senza entrare nel merito dei significativi interventi di questi giorni, specificare alcune questioni tecniche e ordinare alcuni dati storici, nella speranza che il dibattito locale prosegua diffusamente e onde evitare che le posizioni di parte, geografica o politica che sia, condizionino tanto il giudizio sul passato quanto le future ipotesi di lavoro.

1)        Le Zone Franche Urbane, istituite con Legge Finanziaria 2007 come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, possono essere individuate, per legge e per disposizioni attuative, solo in aree infracomunali, quartieri e circoscrizioni con un minimo di 7500 abitanti e un massimo di 30000, di Città con un numero di abitanti non inferiore a 25000.

Ciò esclude, tecnicamente, e lo escludeva già nel 2007, che una Zona Franca Urbana possa contare oltre 30000 abitanti, o corrispondere a un intero territorio comunale magari con meno di 25000 abitanti, o coincidere con un territorio sovracomunale, aggregazione di comuni, Provincia o Regione che sia.

2)        Si tratta di aree minime all’interno delle quali si applicano esenzioni e agevolazioni fiscali e contributive, variamente graduate nel tempo, a favore di micro e piccole imprese,  nuove (secondo le simulazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, tra 500 e 1000 in tutto) o già esistenti, allo scopo di risollevare le sorti socio-economiche di zone urbane degradate e particolarmente svantaggiate rispetto al territorio circostante, ovunque esse si trovino, al nord come al sud dell’Italia.

Ciò esclude, a mio avviso, che le Zone Franche Urbane possano essere concettualmente ricollegate allo sviluppo dei commerci marittimi (la Zona Franca portuale è altra cosa) o direttamente (indirettamente invece sì) finalizzate allo sviluppo regionale e del Mezzogiorno, essendo semmai (ma non per questo meno importanti) misure per la coesione e l’inclusione sociale e per la riqualificazione urbana.

3)        I criteri per l’individuazione delle Zone Franche Urbane e le modalità di proposta sono stati stabiliti da una delibera del Cipe del gennaio 2008, pubblicata a giugno dello stesso anno.

Ciò esclude, ancora sotto il profilo tecnico, che prima di quella data si potessero individuare o assegnare formalmente (forse politicamente sì, ma questo è un altro discorso) Zone Franche Urbane, non essendo noto chi, come e in base a quali criteri e con quali modalità dovesse o potesse proporre e selezionare le aree.

4)        Ad ogni modo, la citata delibera prima e una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico poi hanno stabilito che era compito dei Comuni, e solo dei Comuni, di quelli che ne avevano i requisiti, proporre l’istituzione di una Zona Franca Urbana su parte del proprio territorio, da individuare secondo criteri e indicatori statistici prestabiliti; alle Regioni spettava di valutare l’ammissibilità delle proposte, ovviamente solo di quelle pervenute, e di stilare una graduatoria in base alla bontà del progetto e al disagio socio-economico; toccava infine al Cipe e allo stesso Ministero di approvare le decisioni delle Regioni (per un massimo di tre Zone Franche Urbane per Regione) e di distribuire le risorse disponibili a copertura delle esenzioni.

Ciò esclude, ancora, che la Regione Calabria potesse assegnare Zone Franche Urbane prima o in assenza della proposta, sempre se ammissibile, di un Comune.

In Calabria, hanno formulato proposte entro i termini (21 luglio 2008) i Comuni di Rossano, Crotone, Lamezia Terme, Corigliano, Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria, non Gioia Tauro né altri.

Una delle proposte di Reggio Calabria correttamente non è stata ammessa, in quanto l’area individuata aveva un tasso di disoccupazione inferiore a quello comunale (mentre doveva averlo maggiore, secondo i provvedimenti attuativi); la seconda proposta reggina, invece, è stata ammessa ma valutata al penultimo posto della graduatoria e recava un indice di disagio socio-economico non particolarmente elevato, se confrontato a quello delle aree proposte da altri Comuni; la proposta di Vibo Valentia è giunta quarta, appena dopo le tre che era possibile far approvare.

Queste le norme e questi, in grossolana sintesi, i fatti.

Per il resto, ecco il senso di questa mia trascurabile esternazione, si può discutere e si discute giustamente dell’opportunità di “assegnazioni” in mancanza di provvedimenti attuativi; della confusione iniziale, e talvolta persistente, tra Zone Franche Urbane, Zone Franche di diritto doganale e “no tax area” regionale (oggetto di altre analisi compiute, tra gli altri, dai giovani di Confindustria Calabria); delle aree prescelte e dei progetti dei singoli Comuni e dello stesso Comune di Reggio Calabria; della valutazione in parte discrezionale, e quindi opinabile, operata dalla Regione Calabria come da altre Regioni.

Ma non si può prescindere, ritengo, dal dato normativo, dai requisiti di ammissibilità e, soprattutto, dal fatto che spettasse formalmente ai Comuni, e non ad altri, proporre le aree sul proprio territorio, possibilmente non selezionandole a priori ma individuando le più disagiate secondo calcoli, parametri e indicatori statistici prestabiliti che lo comprovassero, quindi quelle maggiormente bisognose di misure fiscali di vantaggio.

Fermi restando lo spirito e gli obiettivi di questa misura, un’estensione del dispositivo a nuove aree è sicuramente auspicabile.

Ma probabilmente sarà necessario attendere nuovi stanziamenti e nuove delibere e circolari, perché siano definiti eventuali nuovi criteri (come già previsto dalla Legge Sviluppo in vigore dallo scorso mese di agosto) e comunque i nuovi termini per nuove proposte da parte dei Comuni che non hanno ritenuto di proporre finora o che finora sono stati esclusi da questa grande e originale opportunità.

Proprio per questo, in prospettiva e affinché una nuova occasione giunga a breve termine, al di là delle puntualizzazioni tecniche e delle accese polemiche sul passato è bene che anche a Reggio Calabria, l’area più urbana, e anzi metropolitana, della Regione, si parli finalmente di Zone Franche Urbane e fiscalità di vantaggio.

Lo aveva fatto il Sindaco Giuseppe Scopelliti ben 2 anni fa, nel suo discorso di presentazione del Piano Strategico 2007-2013. Lo avevano fatto alcuni soggetti politici fino alla presentazione, quasi in sordina, delle proposte progettuali. Poi più nulla.

E’ bene che se ne parli, sì, e che si programmi.

E che a farlo, come accade altrove in Calabria già da anni tra convegni e tavoli tecnici, siano stavolta anche le associazioni, i professionisti, il mondo del lavoro e dell’impresa.

Pubblicato su Strill.it, quotidiano in tempo reale

“Zone franche: spettava ai Comuni proporre…ora si guardi avanti
, novembre 2009

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook.

zone franche urbane in calabria, presente e futuro

15 novembre 2008

A poche settimane dall’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico e quando ancora sono in corso i lavori del Cipe per l’approvazione definitiva e per l’allocazione delle risorse, alcune possibili novità legislative e il dibattito politico locale offrono lo spunto per qualche riflessione sul futuro delle Zone Franche Urbane calabresi e dei progetti esclusi dalla sperimentazione, con particolare attenzione al caso di Vibo Valentia e Reggio Calabria.

Lo scorso 8 ottobre, il Consiglio Regionale della Calabria approvava un ordine del giorno con lo scopo dichiarato di impegnare “la Giunta regionale a provvedere – con proprie risorse – per le due aree franche che sono rimaste fuori, e cioè le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria”.

L’ipotesi di un’estensione del dispositivo vigente per iniziativa regionale è tutta da vagliare, in quanto non prevista dall’attuale normativa.

E a proposito dell’idea, più volte avanzata in questi anni, di istituzione di Zone Franche Urbane direttamente da parte della Regione, vi sarebbe da chiedersi, nell’attuale assetto costituzionale e allo stato della legislazione tributaria, se le regioni abbiano davvero il potere di disporre esenzioni da tributi nazionali; se esse abbiano davvero l’autonomia normativa, amministrativa e finanziaria per attuare forme di fiscalità di vantaggio su base territoriale, eventualmente anche solo su tributi propri. E sarebbe opportuno chiedersi con quali fondi, nel caso, si potrebbe provvedere alla copertura. Oppure ancora, se le vie eventualmente percorribili, nello scenario più ottimistico, non sarebbero comunque in contrasto con i limiti comunitari agli aiuti di Stato, con il divieto di predeterminazione verticale delle aree e con i principi di libera concorrenza.

La risposta a tali domande, in verità domande retoriche, rischia di relegare il provvedimento della Giunta Regionale, oggetto e finalità dell’ordine del giorno, a mero atto di indirizzo e posizione politica, così come la deliberazione del 2007 che stabiliva l’impegno della Regione Calabria a individuare e finanziare altre tre aree, una per ogni provincia esclusa, e individuava Crotone e Lamezia Terme quali Zone Franche Urbane prioritarie, senza però che fossero stati redatti i progetti e senza che fossero ancora stati resi noti i parametri e i criteri, dunque in via discrezionale e predeterminata, comunque tecnicamente non vincolante.

In questi giorni, è inoltre all’esame del Senato il Ddl Sviluppo, il cui art. 3, al comma 4, delega il Cipe “ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione territoriale”.

Stando agli intendimenti del Ministero dello Sviluppo Economico, espressi in agosto, incrementare progressivamente la distribuzione territoriale delle Zone Franche Urbane equivale innanzitutto a rendere la misura agevolativa più accessibile a quelle aree urbane disagiate del Nord Italia, escluse dalla prima fase sperimentale in quanto appartenenti a territori comunali invece agiati e dunque non ammissibili in prima battuta: non a caso, il documento di sintesi pubblicato il 6 novembre 2008 sul sito del Ministero parla di “estensione, mediante l’individuazione di nuovi criteri ad opera del CIPE, a tutti i territori nazionali che presentino particolari situazioni di degrado”.

Non è invece dato sapere se in futuro saranno ancora decisive le priorità indicate dalle regioni o non piuttosto, come forse sarebbe più coerente con il dettato normativo, gli indici di disagio delle singole aree e la bontà oggettiva dei singoli progetti.

Né sappiamo ancora se vi sarà un minimo o un massimo per Regione e, dunque, la certezza che almeno una o due o tre nuove Zone Franche Urbane in Calabria saranno istituite, non tralasciando nemmeno la voce in capitolo del Comune di Cosenza, non citato nell’ordine del giorno ma la cui proposta nella prima graduatoria regionale risulta migliore di quella di Reggio Calabria.

Tutto ciò significa che le amministrazioni oggi escluse, Cosenza compresa, e che dovessero riproporsi alla prevista prossima selezione, potrebbero dover concorrere con amministrazioni del Nord Italia, in grado di individuare Zone Franche Urbane in aree particolarmente disagiate rispetto ad altre invece agiate nello stesso territorio comunale: risalendo allo spirito originario della norma, le nuove proposte potrebbero così risultare anche più efficaci rispetto a quelle avanzate dai Comuni del Mezzogiorno, dato che lo scopo di favorire quartieri particolarmente svantaggiati è più ovvio da perseguire laddove il divario socio-economico tra quartieri è maggiore, che non laddove disoccupazione ed esclusione sociale sono diffusi e il divario tra circoscrizioni è inferiore.

E ancora, non è da escludere che anche le amministrazioni di alcune grandi città, che non sono state ammesse o che non hanno presentato progetti per la prima fase sperimentale, decidano di formulare le proprie proposte di individuazione di Zona Franca Urbana, divenendo concorrenti forti proprio in virtù dello spirito e delle finalità del dispositivo che ben si attagliano alle grandi realtà urbane, come autorevolmente posto in luce da Luca Bianchi, economista e vicedirettore Svimez, sul Corriere del Mezzogiorno Economia del 13 ottobre 2008.

In questo quadro normativo e di fatto, presente e futuro, sarebbe davvero poco opportuno che le amministrazioni calabresi non ammesse oggi dal Ministero si affidassero per l’avvenire a dichiarazioni di intenti e ad atti perfettamente legittimi e magari politicamente efficaci, ma formalmente non in grado di garantire che le Zone Franche Urbane siano cosa fatta.

Da un lato è vero che, alla prima prova, i parametri e i criteri di selezione indicati dal Cipe e dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo tra gennaio e giugno hanno lasciato alle regioni un margine di discrezionalità non indifferente, tanto che la Regione Calabria, questa volta motivando in base a calcoli, nell’agosto del 2008 ha confermato il proprio indirizzo politico del 2007, attribuendo priorità ai progetti di Crotone e Lamezia Terme.

Ma dall’altro i Comuni proponenti non potranno non tener conto dei possibili mutamenti dello scenario, che impongono lo studio per tempo e la redazione di proposte migliori, più approfondite e quindi più efficaci.

Ciò vale per il Comune di Vibo Valentia, che nel luglio scorso ha formulato una proposta politicamente forte e significativa sulle Marinate ma che probabilmente avrebbe potuto individuare aree con maggiori indici di disagio; e vale per il Comune di Reggio Calabria, che ha formulato una proposta addirittura inammissibile per mancanza dei requisiti e un’altra invece debole sotto il profilo degli indicatori di crisi socio-economica e dei programmi di intervento pubblico a integrazione e potenziamento.

In conclusione, fatta salva la legittimità di ogni azione politica a qualsiasi livello, è sul piano tecnico che Vibo Valentia e Reggio Calabria dovranno impegnarsi per dare anima e corpo a un nuovo progetto, se ancora interessate all’attuazione delle agevolazioni in Zona Franca Urbana.

Non certamente individuando a priori, per qualsivoglia ragione simbolica, politica o campanilistica, l’area da identificare, né confermando tout court le prime proposte, ma semmai selezionando la zona solo a seguito di una ricognizione di dati statistici in grado di rilevare, con l’oggettività dei numeri, dove vi è maggiore disagio, cioè reale esigenza della misura, e quindi maggiori possibilità di successo.

Pubblicato su Strill.it, quotidiano in tempo reale.

“Lo Stretto e le Zone Franche Urbane”, novembre 2008.

un disagio fuori dal comune

8 settembre 2008

La notizia era stata anticipata circa un mese fa, ma il primo a confermarla il 5 settembre 2008 è stato il blog Percorsi di autonomia amministrativa e mentale – Iniziative per la costituzione del nuovo Comune di Porto Santa Venere (VV). Ecco qualche modesta e neutrale nota a commento:

Il 5 agosto scorso, come noto, sono scaduti i termini per la valutazione ad opera delle Regioni delle proposte di individuazione delle Zone Franche Urbane pervenute dai Comuni e per la trasmissione delle relazioni tecniche al Ministero dello Sviluppo Economico.
Secondo la Deliberazione del Cipe n. 5 del 30 gennaio 2008 e secondo la Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, n. 14180 del 26 giugno 2008, le Regioni hanno dovuto: ricevere le proposte progettuali dalle amministrazioni comunali; accertarne la rispondenza ai criteri demografici, dimensionali e socioeconomici prescritti; verificare la corretta misurazione dell’indice di disagio socioeconomico; giudicare in ordine alla coerenza e alla compatibilità con eventuali programmi e politiche di investimento nell’area proposta; se opportune, valutare forme e modalità di co-finanziamento per un maggiore impatto dell’intervento; trasmettere al Ministero una relazione tecnica individuando, con adeguata motivazione, le proposte di interesse prioritario.
Con Deliberazione n. 530 del 4 agosto 2008, la Giunta Regionale calabrese ha quindi stabilito la graduatoria tra le proposte pervenute e ammissibili.
Nell’ordine: Crotone, area “Retroporto”, punteggio 19,00; Lamezia Terme, “Torrenti-Rotoli” (preferita a “Centro storico”, esclusa dalla valutazione conclusiva per minore punteggio), 15,86; Rossano, “Quartieri Aterp”, 13,74; Vibo Valentia, “Marinate”, 11,52; Cosenza, “Centro storico”, 10,64; Corigliano, “Centro storico”, 10,35; Reggio Calabria, “Catona”, 10,28 (proposta “Pellaro” non ammessa a priori per un tasso di disoccupazione inferiore alla media comunale).
Il provvedimento, pubblicato sul Bollettino Ufficiale n. 17 del 1° settembre 2008 con allegata la Relazione Tecnica, merita qualche approfondimento su alcuni aspetti specifici.
E’ bene precisare, a scanso di equivoci, che un’attenta lettura dei citati provvedimenti del Cipe e del Mise-Dps porta alla conclusione, nonostante criteri di ammissibilità e parametri di selezione oggettivi e stringenti, che alle Regioni sia stato attribuito un certo margine di discrezionalità nella valutazione, quantomeno in quella relativa alla definizione delle priorità.
Tale discrezionalità, comunque, non può trascurare la ratio della norma e lo scopo delle agevolazioni, che per storia e secondo le norme istitutive contenute in Legge Finanziaria 2007, nel testo sostituito dalla Legge Finanziaria 2008, è quello di “contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale”.
In questa ottica, non può non suscitare qualche perplessità, sotto il profilo tecnico e tralasciata ogni altra considerazione, il metodo seguito per il calcolo del punteggio totale assegnato alle singole proposte comunali.
Al valore attribuito alla coerenza e alla compatibilità con eventuali programmi e politiche di investimento nell’area proposta, prima, e alle modalità di gestione e co-finanziamento, poi, è stato infatti sommato un indice di disagio socioeconomico “comunale”, che si è rivelato decisivo ai fini della graduatoria.

E’ la stessa Giunta Regionale a spiegare che, in tal modo, “ha inteso privilegiare i comuni candidati che evidenziano maggiori problematiche di sviluppo socioeconomico” in coerenza col proprio interesse ad “adottare politiche di incentivazione ed investimento verso quei comuni con maggiori difficoltà economiche e sociali”.
Orbene, pur ammettendo che tale motivazione politico-economica sia compatibile e sovrapponibile agli scopi originari del dispositivo, emerge come al disagio socioeconomico dell’area proposta, che pure è fondamentale secondo la legge, non sia stato attribuito grande rilievo.
Il punteggio, cioè, appare più come un valore attribuito all’operato del Comune nella redazione del progetto e alla sua condizione generale sotto il profilo sociale ed economico, che come un giudizio di priorità tra proposte di individuazione di Zona Franca Urbana.
Se è vero, infatti, che esso è il risultato esclusivamente della somma del valore attribuito alla coerenza e alla compatibilità con eventuali programmi e politiche di investimento nell’area proposta, più il valore attribuito alle modalità di gestione e co-finanziamento, più l’indice di disagio socioeconomico del Comune e non dell’area infracomunale candidata, è vero allora, paradossalmente ma non troppo, che un Comune, riproducendo programmi, politiche di investimento, modalità di gestione e co-finanziamento, avrebbe potuto indifferentemente proporre come Zona Franca Urbana qualsiasi area sul proprio territorio, fatti salvi ovviamente i requisiti di ammissibilità, e nulla sarebbe cambiato nella classifica, che invece dovrebbe essere tra proposte e aree proposte, va ribadito, e non fra Comuni.
Ciò perché sono i quartieri e le circoscrizioni i destinatari di esenzioni e agevolazioni, non i Comuni la cui condizione, limitatamente ai dati demografici e sulla disoccupazione, conta solo per la ammissibilità.

In altri termini, l’indice di disagio comunale, che in piena discrezionalità è stato acquisito ai fini della valutazione di priorità, avrebbe dovuto e potuto probabilmente risultare importante, ma non decisivo.
E’ certamente vero che dell’indice di disagio socioeconomico della Zona Franca Urbana proposta, secondo quanto indicato dal Cipe e dal Mise-Dps, la Regione deve solo verificare la corretta misurazione, e non attribuire ad esso un punteggio, ma un maggiore peso del disagio della singola area, non limitandosi quindi alla verifica dei requisiti di ammissibilità, sarebbe stato più coerente, sotto il profilo concettuale e anche giuridico, col dettato normativo e con le finalità della misura.
Poiché peraltro la Relazione Tecnica non riporta l’indice di disagio socioeconomico delle Zone Franche Urbane proposte dai Comuni calabresi, attestando solo la correttezza del procedimento, né sarebbe utile, allo stato attuale, improvvisare nuovi metodi, è difficile ipotizzare diverse modalità di calcolo e, quindi, diverse graduatorie.
Forse si riscontrerebbe ben poco di diverso, atteso che le aree proposte, già per il solo fatto di essere state ammesse a valutazione, hanno tutte un tasso di disoccupazione più alto della media comunale, e dato che le altre valutazioni effettuate dalla Regione sui contenuti delle relazioni dei Comuni paiono puntuali ed equilibrate.
O forse qualcosa cambierebbe, soprattutto nelle prime posizioni, in mancanza di un indice comunale così sopravalutato, ma ciò non è in questa sede rilevante e in nulla muta il tenore delle riflessioni tecniche sin qui svolte, che prescindono dal merito della vicenda.
Rilevante, e difficile, è cercare di anticipare quali potranno essere, se vi saranno, gli effetti della scelta metodologica operata dalla Regione Calabria.
Molto dipenderà, oltre che dalle decisioni sul numero per Regione e sulla collocazione delle Zone Franche Urbane sul territorio nazionale, da come il Ministero dello Sviluppo Economico interpreterà il suo ruolo, da quanto saranno vincolanti le priorità stabilite dalla Giunta Regionale e, naturalmente, dalla bontà o meno dalle proposte iniziali dei Comuni.
Ma questa è un’altra storia.

 

Pubblicato su Strill.it, quotidiano in tempo reale.

 

“Zone franche urbane. La Regione boccia Catona e Pellaro, ma i criteri lasciano perplessi”, settembre 2008.

 

zone franche urbane in calabria: la proposta di reggio ultima ammessa, quella di crotone prima

12 agosto 2008

Reggio Calabria, l’area urbana probabilmente più estesa della Regione, la Città più popolosa, quasi sicuramente non ospiterà sul proprio territorio una Zona Franca Urbana. Perchè?

Si è conclusa il 5 agosto scorso la valutazione ad opera delle Regioni delle proposte di individuazione delle Zone Franche Urbane, fatte pervenire dai Comuni e da inoltrare al Ministero dello Sviluppo Economico per l’istruttoria decisiva.

Occorre rammentare che alle Regioni spettava innanzitutto di verificare la sussistenza dei requisiti di ammissibilità dei progetti e la corretta misurazione dell’indice di disagio socio-economico delle aree selezionate e, successivamente, valutate le relazioni nel loro complesso, di stilare una graduatoria tra le proposte da inviare al Ministero, indicando quelle di interesse prioritario, che solo in parte saranno definitivamente accolte dal Cipe nel previsto numero complessivo di diciotto sull’intero territorio nazionale.

Per quanto riguarda la Calabria, un comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico diffuso nella giornata di ieri rende di dominio pubblico che sono state ammesse al vaglio le proposte avanzate dai Comuni di Crotone, Lamezia Terme, Rossano, Vibo Valentia, Cosenza, Corigliano e Reggio Calabria.

In attesa di dati ufficiali dalla Regione, secondo quanto si apprende sulla delibera della Giunta che il 4 agosto scorso ha stabilito in merito all’individuazione delle Zone Franche Urbane e stando inoltre agli entusiastici commenti provenienti da Crotone, Lamezia Terme e Rossano, le cui amministrazioni avrebbero formulato proposte dichiarate di interesse prioritario, risulta che proprio quello riportato dal Ministero sia l’ordine di graduatoria fissato dall’esecutivo calabrese.

La proposta avanzata dalla Città dello Stretto avrebbe cioè ottenuto un punteggio di molto inferiore a quello attribuito alle relazioni tecniche predisposte dagli altri sei Comuni proponenti.

Non sono ancora note le motivazioni della scelta, che dovrebbero essere formalizzate nella relazione tecnica che la Regione Calabria ha inviato al Ministero per lo Sviluppo Economico.

Né i margini di discrezionalità in capo alla task force istituita presso l’Assessorato regionale alle Attività Produttive consentono di ipotizzare in maniera attendibile le ragioni di una più che realistica esclusione del Comune di Reggio Calabria dalla sperimentazione delle esenzioni in Zona Franca Urbana.

Pur potendosi legittimamente supporre, e trattasi di pura supposizione tutta da verificare, che esistano sul territorio reggino zone con maggiore disagio rispetto a quanto indicato alla Regione, non è facile, in realtà, comprendere al momento se la soluzione di Reggio Calabria sia stata considerata così gravemente non prioritaria per il basso indice di disagio socio-economico delle aree indicate rispetto a quelle individuate soprattutto nel territorio di Crotone, Lamezia Terme e Rossano, o non piuttosto e prevalentemente per altre ragioni da ricondursi al contenuto del progetto che, è bene ribadirlo, non era da limitarsi al solo calcolo su basi statistiche ma da arricchirsi con dettagliate informazioni su: modalità di gestione successiva; strategie di sviluppo e di pianificazione urbana; eventuali previsioni di cofinanziamento; misure di comunicazione e marketing territoriale; animazione economica e sociale; cooperazione con le realtà associative locali; obiettivi e scopi sottesi alla individuazione dell’area urbana con il corredo di dati su diffusione di micro-criminalità, carenze nei servizi pubblici, popolazione immigrata, patrimonio immobiliare non residenziale disponibile per l’insediamento di attività economiche.

Quale che sia il motivo per cui l’idea concepita in seno al Comune di Reggio Calabria è stata negativamente giudicata, è prudente immaginare, sebbene la decisione definitiva spetti al Ministero dello Sviluppo Economico e poi al Cipe, che difficilmente una rivalutazione rispetto all’attuale graduatoria, di per sé già improbabile, sarà mai sufficiente a far rientrare una delle aree proposte da Palazzo San Giorgio tra le tre Zone Franche Urbane, due secondo il quotidiano Libero, che al massimo la Calabria potrà ospitare sul proprio territorio.

Allo stato attuale, nell’impossibilità di ulteriori approfondimenti tecnici e fatte salve inattese smentite da Catanzaro, Crotone, Lamezia Terme e Rossano, per Reggio Calabria si profila la più classica delle occasioni svanite: quella di poter risollevare le sorti di almeno una delle aree urbane disagiate facendo leva su esenzioni e agevolazioni fiscali e contributive estremamente attrattive per le nuove piccole e micro imprese e per quelle già esistenti.

Pubblicato su Strill.it, quotidiano in tempo reale.

ZFU: Reggio tra le ultime ammesse?“, agosto 2008.

Ed ecco, in attesa di conoscere, se mai ciò accadrà, cifre ufficiali e motivazioni delle valutazioni espresse, la graduatoria finale delle proposte di individuazione di Zone Franche Urbane all’esito del vaglio della Regione Calabria, secondo il blog Percorsi di autonomia amministrativa e mentale – Iniziative per la costituzione del nuovo Comune di Porto Santa Venere (VV)

1) Crotone ZFU “Retroporto di Crotone” punteggio 19,00;
2) Lamezia Terme ZFU “Torrenti-Rotoli” punteggio 15,86;
3) Rossano ZFU “Quartieri ATERP” punteggio 13,73;
4) Vibo Valentia, 11,52 con la ZFU “Località Marinate”;
5) Cosenza “ZFU Centro storico” punteggio 10,64;
6) Corigliano “ZFU Centro storico” punteggio 10,35;
7) Reggio Calabria ZFU Catona” punteggio 10,28.

abra calabria

6 agosto 2008

IMHO, se è vero che quello concluso ieri 5 agosto 2008 non è un concorso a premi  per Comuni meritevoli e se è vero, semmai, che l’individuazione delle Zone Franche Urbane mira a risollevare socialmente ed economicamente aree infra-comunali particolarmente svantaggiate rispetto ad altre, allora non è chiaro su quale fondamento prima di tutto normativo, oltre che logico, una Regione, ai fini della valutazione delle proposte progettuali di interesse prioritario tra quelle pervenute dai Comuni, possa aver deciso di basarsi sull’indice di disagio socio-economico dell’intero Comune e non su quello della zona proposta, non osservando quanto espressamente prescritto dal Cipe e dal Mise-Dps e quanto è nello spirito delle disposizioni e nello scopo dell’istruttoria, col rischio che risulti alla fine del tutto irrilevante l’area prescelta, se l’indice che conta è riferito all’intero territorio comunale.

(rif. Gazzetta del Sud del 6 agosto 2008, pagina 27 dell’edizione di Reggio Calabria, “Zfu, 50 milioni da dividere. Tra quanti?“)

zone franche urbane in calabria: le proposte

30 luglio 2008

Secondo le fonti ufficiali, sono certamente quattro le amministrazioni calabresi che allo scadere del termine previsto per lo scorso 21 luglio hanno fatto pervenire alla Regione le proposte di individuazione e perimetrazione delle Zone Franche Urbane sul proprio territorio: si tratta dei Comuni di Reggio Calabria, Lamezia Terme, Crotone e Cosenza.

Ancora nessuna conferma o smentita, invece, dall’Amministrazione di Vibo Valentia, dove l’ipotesi di individuazione di una Zona Franca Urbana è stata al centro di un vivace dibattito sui quotidiani locali proprio a ridosso dell’ultimo giorno utile per la presentazione.

Per la Città dello Stretto, l’Assessore alle Attività Produttive Candeloro Imbalzano e l’Assessore all’Urbanistica Demetrio Porcino hanno descritto alla stampa, nella giornata di mercoledì 23, due proposte: l’area Catona-Arghillà a nord e l’area Ravagnese-Pellaro a sud.

Si tratta di zone periferiche con diversa vocazione ma entrambe con potenzialità di sviluppo e ripresa e già al centro dei piani urbanistici e dei programmi per la localizzazione di attività produttive.

Anche Lamezia Terme avanza due soluzioni alternative, che in base a un’interessante impostazione corrispondono a due diversi modelli sviluppo, ovvero l’area Torrenti-Rotoli-Capizzaglie-Scinà, che patisce gravi problemi di ritardo sociale ed economico e nel contempo aperta all’insediamento di imprese, e l’area del centro storico, laddove invece l’individuazione di una Zona Franca Urbana risponderebbe alla necessità di arginare il recente fenomeno di delocalizzazione verso le periferie di importanti attività economiche e di servizi.

Crotone potrebbe invece vedere identificata quale Zona Franca Urbana una vasta area retroportuale, che comprende centro storico e area industriale, in questi mesi interessata dalla bonifica, e, tra gli altri, i quartieri Marinella e Fondo Gesù, già destinatari di programmi di riqualificazione ma tuttora in crisi socio-economica, come e più, statistiche alla mano, del resto del territorio comunale e provinciale.

Per quanto riguarda Cosenza, il capoluogo silano propone esclusivamente il centro e le zone contermini, evidentemente caratterizzate da particolari situazioni di svantaggio rispetto ad altre parti del territorio comunale: in base all’assetto urbano si possono quindi presentare di caso in caso indici di disagio socio-economico più elevati in centro che in periferia.

Sarà la task force istituita presso l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria a selezionare i progetti di interesse prioritario che, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, sottoporrà successivamente al vaglio del Cipe.

Occorre infatti ricordare che è previsto che in ciascuna Regione possano essere delimitate non più di tre Zone Franche Urbane e che, in ogni caso, sarà il Cipe a decidere in ordine alla individuazione definitiva e alla allocazione delle risorse, prima della necessaria e decisiva autorizzazione della Commissione Europea.

Dunque, almeno una delle amministrazioni comunali calabresi non vedrà accolta la propria proposta.

E’ presumibile che a deporre in favore dell’accoglimento saranno non soltanto l’indice di disagio socio-economico e i dati statistici riportati secondo le puntuali indicazioni che il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo ha reso pubbliche on line, ma anche un’adeguata motivazione progettuale, una descrizione delle modalità di gestione previste, l’esistenza e la predisposizione di piani e programmi di tipo urbanistico e socio-assistenziale, gli ulteriori indicatori richiesti dalla Deliberazione n. 5/2008 del Cipe, una precisa elencazione delle vie interessate col supporto di strumenti cartografici e in formato digitale e, non da ultimo, una compiuta descrizione delle potenzialità inespresse dell’area prescelta e la fondatezza delle ragioni per cui la Zona Franca Urbana può sostenere la loro realizzazione.

Elementi, questi, che rivelano margini di discrezionalità nel ruolo di filtro che la Regione assume secondo l’attuale normativa e che, inevitabilmente, generano incertezza sull’esito finale dell’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 5 agosto prossimo.

Pubblicato su “Strill.it“, quotidiano in tempo reale.

Zone franche urbane: le proposte“, luglio 2008.

chi glielo ri-dice?

23 luglio 2008

Qualcuno glielo ri-dica, che nella Legge Finanziaria 2007 non c’è alcun art. 21, che le Zone Franche Urbane, ai sensi della vigente Legge Finanziaria 2007 così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, non sono più riservate alle sole aree urbane del Mezzogiorno e che le Zone Franche Urbane sono solo a vantaggio delle micro e delle piccole imprese di cui alla nota Raccomandazione n. 2003/361/CE, non delle medie.

(rif. Metropolisinfo.it – Magazine on line della Provinca di Reggio Calabria, “Reggio Calabria: presentata proposta di istituzione delle zone franche urbane”, comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria)

zone franche urbane in calabria: entro il 5 agosto la scelta

22 luglio 2008

Secondo le prime notizie diffuse a mezzo stampa e internet, sono quattro le amministrazioni calabresi che, allo scadere del termine previsto, hanno presentato alla Regione le proposte di individuazione e perimetrazione delle Zone Franche Urbane sul proprio territorio: si tratta dei Comuni di Reggio Calabria, Lamezia Terme, Crotone e Cosenza.

Della proposta della città dello Stretto, si saprà di più a seguito della conferenza stampa dedicata all’argomento convocata per mercoledì 23 luglio, così come da Crotone si spera di ottenere presto maggiori dettagli.

A Cosenza e Lamezia Terme, invece, è già noto quali sono le circoscrizioni e i quartieri individuati: se il capoluogo silano propone esclusivamente il centro e le zone contermini, evidentemente caratterizzate da particolari situazioni di svantaggio rispetto ad altre parti del territorio comunale, la città della Piana avanza invece due proposte alternative, che in base a un’interessante impostazione corrispondono a due diversi modelli sviluppo, ovvero l’area Torrenti-Rotoli-Capizzaglie-Scinà, che patisce gravi problemi di ritardo sociale ed economico e ha nel contempo vocazione e potenzialità di insediamento produttivo, e l’area del centro storico, laddove invece l’individuazione di una Zona Franca Urbana risponderebbe alla necessità di arginare il recente fenomeno di delocalizzazione verso le periferie di importanti attività economiche e di servizi.

Sarà la task force istituita presso l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Calabria a selezionare i progetti di interesse prioritario che, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico, sottoporrà successivamente al vaglio del Cipe.

Occorre infatti ricordare che è previsto che in ciascuna Regione possano essere delimitate non più di tre Zone Franche Urbane e che, in ogni caso, sarà il Cipe a decidere in ordine alla individuazione definitiva e alla allocazione delle risorse, prima delle necessaria e decisiva autorizzazione della Commissione Europea.

Dunque, almeno una delle amministrazioni comunali calabresi non vedrà accolta la propria proposta.

In attesa di conoscere forma e contenuto delle relazioni tecniche, è presumibile che a deporre a favore dell’accoglimento saranno non soltanto l’indice di disagio socio-economico e i dati statistici calcolati e riportati secondo le puntuali indicazioni che il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo ha reso pubbliche on line, ma anche un’adeguata motivazione progettuale, una descrizione delle modalità di gestione previste, l’esistenza e la predisposizione di piani e programmi di tipo urbanistico e socio-assistenziale, gli ulteriori indicatori richiesti dalla Deliberazione n. 5/2008 del Cipe, una precisa elencazione delle vie interessate col supporto di strumenti cartografici e in formato digitale e, non da ultimo, una compiuta descrizione delle potenzialità inespresse dell’area prescelta e la fondatezza delle ragioni per cui la Zona Franca Urbana può sostenere la loro realizzazione.

Elementi, questi, che rivelano margini di discrezionalità nel ruolo di filtro che la Regione assume secondo l’attuale dispositivo e che, inevitabilmente, generano incertezza sull’esito finale dell’istruttoria, che dovrà concludersi entro il 5 agosto prossimo. 

chi glielo dice?

21 luglio 2008

Qualcuno glielo dica, che nella Legge Finanziaria 2007 non c’è alcun art. 21 e che le Zone Franche Urbane, ai sensi della vigente Legge Finanziaria 2007 così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, non sono più riservate alle sole aree urbane del Mezzogiorno.

(rif. Metropolisinfo.it – Magazine on line della Provinca di Reggio Calabria, “Reggio Calabria: mercoledì conferenza stampa sulle zone franche urbane”, comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Reggio Calabria)

 

Qualcuno glielo dica, che le Zone Franche Urbane italiane non sono le Zone Franche Urbane francesi.

 

(rif. La Valle blog – Il blog della Val D’Agri, “Zona Franca Urbana, Csail: “scellerata la scelta di Matera”)

 

Qualcuno glielo dica, che i dazi sulle merci in entrata non hanno nulla a che vedere con le Zone Franche Urbane.

 

(rif. Calabria Ora del 21 luglio 2008, pagina 16 dell’edizione di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, “Quelli che… la zona franca”)

 

Eccetera. Speriamo bene.

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