Posts Tagged ‘scajola’

riproduzioni riservate

22 dicembre 2009

Ormai in clima natalizio, è cosa buona e giusta dilettarsi nel tradizionale gioco “Trova le differenze”. E’ già accaduto in passato, ma oggi il confronto è tra:

http://www.sibarinet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3666&Itemid=105 del 22 dicembre 2009 e

https://roccoiemma.wordpress.com/2009/12/21/zone-affrante-urbane/ del 21 dicembre 2009.

La soluzione non è la dicitura “riproduzione riservata” in calce all’editoriale scritto successivamente, troppo facile.

Ironia e riproduzioni a parte, in risposta a una gentile segnalazione su una possibile “confusione di opinioni”, l’autore del post https://roccoiemma.wordpress.com/2009/12/21/zone-affrante-urbane/ precisa di non condividere le espressioni “carta igienica ‘marca Scajola’” e “Governo pagliaccio” adottate nell’editoriale http://www.sibarinet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3666&Itemid=105 .

Ciò a conferma dell’approccio esclusivamente tecnico e super partes alle materie trattate, che caratterizza e distingue questo piccolo blog.

( rocco.iemma@tin.it )

zfu: mille e non più mille (proroghe)

17 dicembre 2009

Da sito del Ministero dello Sviluppo Economico:

Primo Piano  17-12-2009

Pmi: Mse, semplificata normativa per Zone Franche Urbane

Procedure ancora più semplici per la realizzazione delle Zone Franche Urbane al fine di accelerare la creazione di micro-imprese e stimolare nuova occupazione. Su proposta del Ministro Claudio Scajola, il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato, nel cosiddetto “decreto mille-proroghe”, la modifica della normativa sulle Zone Franche Urbane, varate di recente dal Ministero dello Sviluppo Economico e che, nella fase iniziale, riguardano 23 Comuni, in gran parte nelle regioni meridionali.

“In un momento difficile per l’economia del Paese e, a maggior ragione per le aree più fragili e disagiate, questa semplificazione procedurale – ha precisato il Ministro Claudio Scajola – permette di ridurre una serie di passaggi amministrativi e contabili complessi in modo da far decollare il progetto già con l’inizio del prossimo anno. Convocheremo subito i Comuni interessati per dare immediatamente seguito a queste decisioni”.

Il ‘ritocco’ proposto dal dicastero di Via Veneto, di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze, ha l’obiettivo di rendere immediatamente operativa l’agevolazione assegnando le risorse (100 milioni di euro) direttamente ai Comuni interessati, accelerando così notevolmente i tempi per l’erogazione alle imprese. La modifica, che conferma l’entità dei benefici per azienda, privilegia inoltre il taglio degli oneri relativi al costo del lavoro e all’ICI, semplificando il calcolo dell’agevolazione e la sua effettiva fruizione.

Attendiamo (fiduciosi?) il testo.

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook

28 ottobre 2009, il giorno delle zone franche urbane

30 ottobre 2009

Tratto dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, uno speciale sulla giornata di Roma.

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook.

zfu, l’evento di roma in diretta on line

27 ottobre 2009

Dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico:

Pmi: il Ministro Scajola mercoledì varerà le prime 22 Zone Franche Urbane
Il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, alla prevista presenza del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, darà il via libera, mercoledì 28 ottobre alle ore 11.30, alle “Zone Franche Urbane” firmando i relativi contratti con i sindaci dei 22 Comuni interessati.

L’iniziativa, che si inserisce nell’ambito del piano straordinario del Governo per il Sud, è volta a rilanciare quartieri caratterizzati da degrado socio-economico stimolando la nascita di piccole e microimprese attraverso esenzioni fiscali e previdenziali per vari anni, favorendo così la formazione di migliaia di posti di lavoro.Le zone franche, selezionate sulla base di una serie di indicatori, sorgeranno a :

– Catania, Gela, Erice – Sicilia;

– Crotone, Rossano e Lamezia Terme – Calabria;

– Matera – Basilicata;

– Taranto, Lecce, Andria – Puglia;

– Napoli, Torre Annunziata e Mondragone – Campania;

– Campobasso – Molise;

– Cagliari, Iglesias e Quartu Sant’Elena – Sardegna;

– Velletri e Sora – Lazio;

– Pescara – Abruzzo;

– Massa Carrara – Toscana;

– Ventimiglia – Liguria.

La diretta online della cerimonia sarà inoltre visibile nel sito del Ministero dello Sviluppo Economico.
(www.sviluppoeconomico.gov.it)

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook.

zona franca urbana, una grande opportunità

4 dicembre 2008

In occasione di un affollato incontro pubblico sul tema “Zona Franca Urbana, opportunità di crescita per la nostra città” promosso ieri a Lamezia Terme dall’On.le Ida D’Ippolito, da anni impegnata in materia di fiscalità di vantaggio per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha avanzato importanti novità.

Descritti gli effetti positivi delle Zones Franches Urbaines in Francia e le potenzialità dello strumento applicato nelle aree urbane del Sud e della Calabria, il Ministro ha dichiarato di pensare in tempi brevi a un prolungamento del periodo di esenzione totale ben oltre i 5 anni e, quanto prima, auspicando l’immediato successo della prima fase ormai imminente, il raddoppio delle aree da eleggere a Zona Franca Urbana, oggi proposte nel numero totale di 22.

E’ seguito l’annuncio senza ulteriori dettagli di emendamenti al disegno di legge per lo sviluppo attualmente in discussione presso le Commissioni del Senato e molto presto in Aula, il cui art. 3 delega il Cipe “ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione territoriale”, ovvero di renderle più individuabili nelle aree urbane disagiate del Centro e del Nord d’Italia.

A conclusione del suo intervento, il Ministro ha rassicurato i cittadini e le imprese di Lamezia Terme e della Calabria sull’esito del vaglio comunitario, prevedendo che il Cipe approverà l’elenco proposto dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo entro il prossimo dicembre e che l’autorizzazione della Commissione Europea giungerà entro il mese di febbraio 2009, “se saremo bravi”.

Nessuna cenno, invece, a limiti, condizioni e modalità di applicazione delle esenzioni e delle agevolazioni fiscali e contributive, di competenza di altri ministeri ma al centro dell’interesse concreto degli imprenditori e dei professionisti.

Pubblicato su Strill.it, quotidiano in tempo reale

“Lamezia: Scajola, ‘ZFU grande opportunità'”, dicembre 2008

e su Lamezia Web, il portale internet del lametino

“Zona Franca Urbana, una grande opportunità”, dicembre 2008

e sul sito Zona Franca Taranto,

“Lamezia Terme: Ministro Scajola, ‘ZFU grande opportunità'”, dicembre 2008

Errata corrige: …per “prossimo dicembre” si intenda il mese in corso, ovviamente…

requisito o non requisito? questo è il problema…

2 settembre 2008

IMHO, affermare che un Comune ha i requisiti per essere inserito nella lista dei 18 comuni titolati ad essere zone franche urbane (sarebbe più corretto dire “a proporre l’individuazione di una zona franca urbana sul proprio territorio, ammesso che un suo quartiere ne abbia a sua volta i requisiti”) e subito dopo rammentare che i dati sulla disoccupazione hanno portato all’estromissione dello stesso, è una contraddizione in termini.

(rif. “Occupazione: Pelino da Ministro Scajola per zone franche urbane“, da Industriale Oggi)

Ad: i requisiti sono espressamente indicati nei provvedimenti del Cipe e del Mise-Dps in materia di Zone Franche Urbane e a questi e solo a questi, ai fini dell’individuazione, bisogna fare riferimento. Pertanto, o ci sono o non ci sono, almeno per quel che riguarda le Zfu. Non avere un tasso di disoccupazione più elevato della media nazionale dovrebbe essere una buona notizia, ma è pur vero che anche in Comuni con bassa disoccupazione vi sono situazioni di grave disagio che meriterebbero, per quanto non si tratti di un concorso a premi, di potere almeno concorrere per sperimentare questa misura agevolativa. Il post che precede riguarda proprio l’ipotesi di una futura (dal momento che a selezione ormai avvenuta non rimane che sperare in una successiva estensione del dispositivo) variazione dei requisiti di ammissione, a beneficio dei Comuni, del Nord Italia ma non solo, con un tasso di disoccupazione basso ma con aree particolarmente disagiate. 

le zfu al nord e la proposta del ministro scajola: un’idea

2 settembre 2008

 

Tra le modifiche introdotte dalla Legge Finanziaria 2008 in materia di Zone Franche Urbane, la più rilevante e controversa è stata senza dubbio l’estensione del dispositivo all’intero territorio nazionale.

Come noto, la limitazione al solo Mezzogiorno operata dalla Legge Finanziaria 2007 è stata soppressa su indicazione della Direzione Generale Concorrenza della Commissione Europea espressa in sede di pre-notifica informale, in quanto indicativa della verticalità degli aiuti, della non oggettività dei parametri di selezione e anche potenzialmente elusiva delle norme in materia di aiuti a finalità regionale, e dunque a rischio di non approvazione comunitaria.

Tuttavia, quantomeno attendibile sulla base degli intendimenti del Governo allora in carica era che, elaborati i parametri, le aree eleggibili a Zona Franca Urbana si sarebbero collocate in ogni caso e in grande maggioranza nel Meridione.

E infatti, il primo requisito di ammissibilità per i Comuni proponenti, sottintesi gli indicatori demografici, è nel tasso di disoccupazione, che deve essere superiore alla media nazionale, condizione che si riscontra solo in poche aree del Settentrione.

Il dato, già ampiamente previsto, non è sfuggito ai più attenti osservatori già al momento della pubblicazione della Delibera del Cipe del 30 gennaio 2008, ma è emerso con prepotenza in occasione della scadenza dei termini per la presentazione delle proposte progettuali da parte dei Comuni alle Regioni.

Alle critiche e alle proposte, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha risposto avanzando l’ipotesi di una futura revisione dei requisiti di ammissibilità e dei parametri, in modo da rendere la misura più accessibile ai Comuni del Nord Italia.

E’ evidente che questi pochi passaggi storici non possono costituire una base per lo sviluppo di analisi tecniche approfondite, ma è comunque abbastanza agevole ragionare sin da ora sullo scenario più realistico e auspicabile.

Si può, e si dovrebbe, escludere innanzitutto una rivisitazione dei requisiti e degli indicatori tale da stravolgere la ratio della misura, che per storia e dettato normativo è e rimane quella di favorire la ripresa socio-economica di quartieri e circoscrizioni, aree urbane disagiate ovunque sul territorio nazionale esse si trovino.

Questa impostazione, che fino a trasformazione dell’istituto pare essere la più corretta, implica certamente, da un lato, che della misura non possano usufruire aree urbane non disagiate, ma genera anche una contraddizione non appena si verifichi, come in effetti avvenuto, che esistono aree urbane e metropolitane fortemente disagiate sul territorio nazionale ma non eleggibili a Zona Franca Urbana in quanto il Comune di appartenenza, evidentemente per l’esistenza di altre aree invece fortemente avanzante e favorite dal punto di vista socio-economico, ha un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale.

Il rischio, in altre parole, è che una misura, nata per favorire la ripresa socio-economica di aree disagiate rispetto alle altre del territorio comunale, al Nord come al Sud, si riveli inattuabile proprio laddove la distanza tra quartieri e circoscrizioni, in termini di occupazione, servizi, scolarizzazione, è maggiore.

Nel contempo, rinunciare al tasso di disoccupazione più alto della media nazionale come requisito fondamentale per l’ammissione dei Comuni all’istruttoria equivarrebbe in molti casi a sfavorire oltremodo le aree urbane del Sud, così come incentrare la selezione solo sulle circoscrizioni e sui quartieri potrebbe escludere molti centri minori, dove la situazione di disagio è generalizzata e i quartieri e le circoscrizioni hanno indici di disagio spesso molto vicini.

Quando ancora non è stata avviata la prima fase sperimentale, emerge dunque la problematicità di una correzione, nella prospettiva di una possibile, oltre che desiderata, estensione del dispositivo.

Tale correzione, però, non potrà non tenere conto della particolarità del modello italiano, ovvero della caratterizzazione più economica che prettamente destinata all’integrazione sociale e culturale delle Zone Franche Urbane, che sono state concepite, certamente, sulla scorta dell’esperienza francese ma anche e prima ancora come forma sperimentale e limitata di fiscalità di vantaggio per le aree depresse.

E allo stesso modo non potrà non venire in considerazione il problema della concorrenza tra nuove e più numerose aree eleggibili, ai fini della quantificazione delle risorse per la copertura delle esenzioni e delle agevolazioni fiscali e contributive.

In questo quadro, fermi restando i requisiti fondamentali attuali e il tasso di disoccupazione come indicatore di base, un’idea finalizzata a conciliare le diverse esigenze senza snaturare, in un senso o nell’altro, il dispositivo, potrebbe consistere nel porre in relazione, per quei Comuni con un tasso di disoccupazione non superiore alla media nazionale e che oggi sarebbero esclusi a priori, tasso di disoccupazione medio comunale e tasso di disoccupazione dell’area proposta, magari prevedendo un rapporto minimo per l’ammissione, variabile in base al tasso di disoccupazione comunale ovviamente inferiore alla media nazionale (onde non giungere al paradosso che un quartiere con il 6% di disoccupazione in un Comune con un tasso medio del 3,7%, per esempio, concorra alla ripartizione delle risorse o sia addirittura favorito rispetto a un quartiere con il 9% di altro Comune con il 7,9%), per poi procedere al calcolo dell’indice di disagio socio-economico come per le altre aree candidate.

In tal modo, in teoria e in prima approssimazione, sarebbe possibile l’accesso alle esenzioni di zone urbane particolarmente disagiate e perciò bisognose della misura agevolativa in territori comunali non disagiati, mantenendo inalterate le condizioni e le possibilità di quelle circoscrizioni e di quei quartieri in aree depresse che necessitano di un intervento a sostegno dell’occupazione e della nascita di nuova impresa.

Un’idea non costa nulla.

 

l’elenco delle zone franche urbane ammesse dalle regioni

6 agosto 2008

E’ stato reso noto con un comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico del 6 agosto 2008 l’elenco delle proposte di individuazione di Zona Franca Urbana ammesse dalle Regioni e da esse inoltrate entro il 5 agosto 2008:

Abruzzo: Pescara, Chieti e Lanciano; 

Basilicata: Matera;

Calabria: Crotone, Lamezia Terme, Rossano, Vibo Valentia, Cosenza, Corigliano, Reggio Calabria;

Campania: Torre Annunziata, Mondragone, Napoli Est, San Giuseppe Vesuviano e Benevento; 

Lazio: Alatri, Aprilia, Latina, Rieti, Sora, Velletri e Viterbo;

Liguria: Ventimiglia;

Molise: Campobasso e Termoli;

Puglia: Andria, Santeramo in Colle, Molfetta, Barletta, Foggia, Manfredonia, San Severo, Lucera, Lecce, Manduria e Taranto;

Toscana: Massa e Carrara;

Sardegna: Cagliari, Sassari, Quartu S.Elena, Olbia, Alghero, Oristano, Selargius, Iglesias, Assemini;

Sicilia: Catania, Gela, Erice, Termini Imerese, Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Aci Catena, Castel Vetrano, Trapani, Acireale, Giarre e Sciacca.

Le altre proposte pervenute dai Comuni alle Regioni e che non compaiono in elenco sono risultate evidentemente inammissibili e non hanno superato la prima fase istruttoria.
L’elenco, in ogni caso, è da integrare con l’indicazione delle proposte considerate di interesse prioritario dalle Regioni e, dunque, con la graduatoria che le stesse dovrebbero aver predisposto sulla base, tra gli altri elementi in considerazione, dell’indice di disagio socio-economico calcolato per l’area prescelta.

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