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tutto è bene quel che finisce bene

22 novembre 2013

Nella seduta 08.11.2013, come da normale procedura, il Mise ha reso al Cipe, che ne ha preso atto, informativa sul quarto aggiornamento al PAC.

Il Piano, come annunciato in premessa alla Circolare n. 32024 del 30 settembre 2013, nell’ambito di una ulteriore e probabilmente definitiva riprogrammazione del fondi strutturali 2007-2013, individua ora, in accordo con la Regione Puglia, nuove risorse a copertura delle agevolazioni nelle 11 ZFU pugliesi, escluse (per intenzioni espresse dalla stessa Regione) dalle previsioni del D.M. 10 aprile 2013.

Questa volta non si dovrebbe cambiare idea sulla fonte delle coperture e non rimane che attendere il D.M. corretto e aggiornato e i bandi ministeriali, per tutti.

Tutto è bene quel che finisce bene.

(info e contatti: posta@studiolegaleiemma.it )

(partecipazione e aggiornamento: Zone Franche Urbane su Facebook )

zfu, approvata l’allocazione delle risorse

8 maggio 2009

Nella seduta di questa mattina, 8 maggio 2009, il Cipe ha approvato anche l’allocazione delle risorse per le 22 Zone Franche Urbane individuate e proposte dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Così il comunicato ufficiale dell’esito della seduta: “50 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2008 e 2009”, “per agevolazioni fiscali e previdenziali a favore di nuovi insediamenti produttivi”.

E di quelli esistenti, è da specificare, nei limiti “de minimis”, come previsto dalla normativa vigente.

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook.

zone franche urbane: la sveglia

15 aprile 2009

La mancata approvazione, da parte del Cipe, della proposta di allocazione delle risorse presentata dal Ministero dello Sviluppo Economico e la creazione di un fondo per le imprese e per l’economia reale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, derivante dalla rimodulazione dei Fas, inclusa la dote per le Zone Franche Urbane fino ad allora nella diretta disponibilità proprio dello Sviluppo Economico, hanno generato non poca confusione e un certo panico.

Da più parti è infatti emerso il timore, complici la crisi economica e finanziaria e la priorità riconosciuta agli interventi infrastrutturali, di un blocco degli stanziamenti per le esenzioni in Zona Franca Urbana (già considerati insufficienti soprattutto dopo il riconoscimento di 22 proposte in luogo delle 18 inizialmente previste, a parità di risorse) fino a parlarsi di sconcerto e delusione: da Andria a Campobasso, passando per Matera, Taranto, Massa e Carrara, numerose e preoccupate si sono levate le voci degli attori locali, ma sporadiche e non proprio decisive, almeno finora, sono risultate le iniziative presso le autorità centrali.

All’incertezza contribuisce il lungo iter di approvazione del disegno di legge per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, S. 1195, il cui art. 3, comma 4, dispone proprio in materia di risorse destinate alle Zone Franche Urbane e di revisione dei criteri di selezione per una futura possibile applicazione del dispositivo nelle aree del Centro-Nord attualmente ineleggibili, come auspicato dallo stesso Ministro Scajola sin dall’estate del 2008.

E’ da segnalare che la 10^ Commissione del Senato ha approvato un emendamento del relatore, il 3.201, al comma 4, primo periodo che ora così stabilisce: “Il CIPE, nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione del Fondo aree sottoutilizzate, destina una quota del Fondo medesimo fino al limite annuale di 50 milioni di euro per le finalità di cui all’articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”.

A un confronto col testo originario (“Al Fondo di cui all’articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, sono assegnate dal CIPE, a valere sul fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, risorse fino al limite annuale di 50 milioni di euro”), non pare che possano considerarsi definite le questioni sull’ammontare effettivo delle risorse disponibili.

Non si dimentichi infatti che il testo vigente della Legge Finanziaria 2007, come modificato dalla Legge Finanziaria 2008, dispone ancora che un fondo di 50 milioni annui (per il 2008 e per il 2009) destinati a copertura delle misure agevolative in Zona Franca Urbana sia istituito nello stato di previsione del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ci si chiede se la quota Fas di cui al ddl 1195 si sostituisca o, come ipotizzato da Gazzetta del Sud, si sommi al fondo previsto in Legge Finanziaria 2007 (se e quando saranno aggiornate le annualità) e se le risorse realmente disponibili siano 50 o tra 50 e 100 milioni annui (ovvero i 50 previsti in Finanziaria cui aggiungersi la quota Fas “fino al limite” di 50).

Una lettura rigorosa dell’emendamento approvato farebbe propendere per la seconda soluzione.

Tuttavia, la relazione presentata al Cipe dal Ministero dello Sviluppo Economico, che distribuisce risorse per un totale di 50 milioni, i presunti rilievi che non hanno ancora consentito l’approvazione immediata della stessa, l’istituzione del fondo per le imprese e per l’economia reale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le riflessioni dei tecnici sulla scadenza dei Fas e sulla ripartizione degli stessi, inducono a ritenere opportuno, e anzi necessario, un chiarimento definitivo, se non proprio una interpretazione autentica.

Anche perchè il citato comma 4, ulteriormente accrescendo i dubbi, prevede al secondo periodo un aggiornamento dei criteri di selezione per una progressiva distribuzione al Centro-Nord, in funzione solamente dell’utilizzo della quota Fas di cui al primo periodo e non (anche) del fondo istituito con Legge Finanziaria 2007: “Per l’utilizzo delle risorse stanziate ai sensi del presente comma, il CIPE provvede, con le modalità di cui all’articolo 1, comma 342, della citata legge n. 296 del 2006, e successive modificazioni, ad aggiornare i criteri e gli indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane al fine di incrementare progressivamente la loro distribuzione territoriale”.

Come se tutto ciò non bastasse, vi è chi promuove un aggiornamento dei criteri di selezione per consentire l’individuazione di Zone Franche Urbane anche in aree al momento non ammissibili (ad esempio per limiti demografici), allo scopo precipuo di compensare i disagi derivanti dalla realizzazione di grandi infrastrutture, e chi propone l’estensione del dispositivo ai territori confinanti con regioni a statuto speciale.

E, da ultimo, secondo quanto riferiscono Il Sole 24 Ore e La Stampa del 15 aprile 2009, si fa strada l’idea di procedere a una modifica dei parametri per il sostegno alle imprese e alle attività economiche delle zone colpite dal recente evento sismico in Abruzzo o addirittura di attivare tout court una  nuova Zona Franca Urbana per il rilancio dello sviluppo.

Il pericolo, allora, è che da un lato persista una situazione di stallo e indecisione su ammontare e distribuzione di risorse e fondi e che dall’altro, e nel frattempo, si perdano di vista gli obiettivi sottesi all’istituzione delle Zone Franche Urbane e la potenziale efficacia delle agevolazioni, che rischia di essere annullata da una progressiva deformazione di natura e di scopi, in ciò risolvendosi il graduale adattamento a contesti e finalità non proprie della misura.

Mentre qualcuno rassicura e si attendono i decreti attuativi, la cui pubblicazione è determinante ancor più della allocazione delle risorse, in vista del passaggio in Aula del ddl n. 1195 e intercettando il ritrovato spirito d’iniziativa del Ministro competente, vi sono dunque le ragioni, queste ed altre ancora, perchè le amministrazioni interessate e coinvolte avanzino idee e proposte, a una o più voci poco conta, affinchè dopo tre anni di dibattito le esenzioni e le agevolazioni in Zona Franca Urbana possano trovare concreta attuazione e, prima ancora, non ne venga stravolta la ratio.

Vi è l’esigenza, dato quel che è avvenuto in passato fino all’individuazione delle 22 Zfu ma anche in prospettiva, di una riflessione comune sul ruolo delle Regioni, su oggettività e inderogabilità dei parametri selettivi e sui margini di discrezionalità, sulle condizioni di ammissibilità delle aree e sulla annunciata estensione del dispositivo.

L’auspicio è che ciò avvenga in tempi brevi, prima che un’idea avanzata e sostenuta da pochi, fraintesa e sottovalutata da molti, ora appetita da tutti e buona per ogni stagione, divenga alla fine utile a niente e a nessuno.

( rocco.iemma@tin.it )

fondi per le zone franche urbane, il dettaglio

6 marzo 2009

Nella seduta preparatoria del 5 marzo 2009, il Ministero dello Sviluppo Economico ha presentato al Cipe la proposta di allocazione dei 50 milioni di euro annui per le Zone Franche Urbane.

E’ prevista una quota minima uguale per ogni Zona Franca Urbana, 750.000 euro pari a un terzo della dotazione finanziaria, per favorire l’efficacia del dispositivo a prescindere dalle dimensioni demografiche e dall’indice di disagio socio-economico.

Le rimanenti risorse sono attribuite al 60% in relazione al peso demografico e al 40% in relazione all’indice di disagio socio-economico, distribuite per ogni Zona Franca Urbana in maniera direttamente proporzionale.

Ecco nel dettaglio come vengono allocate le risorse per ognuna delle aree proposte e individuate dai Comuni e approvate da Regioni e Ministero dello Sviluppo Economico:

Catania 3.676.925,39
Torre Annunziata 2.673.662,39
Napoli 3.233.564,40
Taranto 3.100.070,74
Cagliari 2.144.996,30
Gela 2.860.818,76
Mondragone 1.981.667,65
Andria 2.452.634,40
Crotone 2.429.491,73
Erice 1.899.383,68
Iglesias 1.914.710,97
Quartu Sant’Elena 2.541.986,28
Rossano 1.935.269,72
Lecce 1.951.045,80
Lamezia Terme 2.381.038,84
Campobasso 1.582.060,52
Velletri 1.914.503,31
Sora 1.450.596,02
Pescara 2.145.952,59
Ventimiglia 1.294.680,97
Massa-Carrara 2.604.060,28
Matera 1.830.879,26.

In attesa dell’ufficialità dell’approvazione definitiva del Comitato, è al momento in discussione al Senato presso le Commissioni il Disegno di Legge n. 1195, su sviluppo e internazionalizzazione delle imprese, il cui art. 3, comma 4, dispone che al fondo previsto per le Zone Franche Urbane in Legge Finanziaria 2007 siano assegnati 50 milioni di euro annui a valere sui FAS.

( rocco.iemma@tin.it )

zone franche urbane, arrivano i fondi

6 marzo 2009

Relazione del Ministero dello Sviluppo Economico alla seduta pre-Cipe di ieri, 5 marzo 2009.

Su Yahoo! Finanza il resoconto di Italia Oggi.

( rocco.iemma@tin.it )

zone franche urbane: a che punto siamo?

19 giugno 2008

Pro memoria, cose da fare per l’attuazione del dispositivo sulle Zone Franche Urbane:

1) Cipe: delibera ai sensi dell’art. 1 comma 342 della L. n. 296/2006, come sostituito dall’art. 2 comma 563 della L. n. 244/2007 (fatto, pubblicata il 6 giugno 2008);

2) Ministero dello Sviluppo Economico: dopo la pubblicazione della delibera del Cipe (vedi punto precedente), definizione delle procedure di presentazione delle proposte da parte delle amministrazioni coinvolte, ai sensi del paragrafo 2 della delibera n 5/2008 del Cipe (da fare, urgente);

3) Comuni interessati: presentazione delle proposte alle Regioni, ai sensi della delibera n. 5/2008 del Cipe (attendere prego, vedi punto precedente);

4) Ministero dello Sviluppo Economico e Dipartimento per le Politiche di Sviluppo in collaborazione con le Regioni: entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera del Cipe, individuazione delle Zfu da proporre al Cipe per l’ammissione a finanziamento, ai sensi del paragrafo 2 della delibera n 5/2008 del Cipe (attendere prego, 5 agosto 2008) ;

5) Ministero dell’Economia e delle Finanze: decreto su limiti, modalità e condizioni delle esenzioni fiscali in Zona Franca Urbana, ai sensi dell’art. 1 comma 341 quater della L. n. 296/2006, introdotto dall’art. 2 comma 562 della L. n. 244/2007, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della disposizione (da fare, importante);

6) Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale: decreto su limiti di massimale di retribuzione entro cui applicare l’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente previsto dall’art. 1 comma 341 lett. d) della L. n. 296/2006, come sostituito dall’art. 2 comma 562 della L. n. 244/2007, ai sensi dello stesso (da fare, importante);

7) Cipe: delibera recante individuazione e perimetrazione delle Zone Franche Urbane e allocazione delle risorse, ai sensi dell’art. 1 comma 342 della L. n. 296/2006, come sostituito dall’art. 2 comma 563 della L. n. 244/2007, e della delibera n. 5/2008 dello stesso Cipe (attendere prego, vedi punto 4);

8) Commissione Europea: autorizzazione delle misure e del dispositivo ex art. 88 par. 3 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, ai sensi dell’art. 1 comma342 della L. n. 296/2006, come sostituito dall’art. 2 comma 563 della L. n. 244/2007 (attendere prego, decisivo).

post lapalissiano n. 2

9 giugno 2008

IMHO, se la Legge Finanziaria 2008 ha eliminato il riferimento esclusivo al Mezzogiorno e la previsione di programmi regionali di intervento dal testo della Legge Finanziaria 2007, allora non è più vero che “per favorire lo sviluppo economico e sociale di aree degradate nelle città del Mezzogiorno, viene attivato un fondo […] per il cofinanziamento di programmi regionali di intervento”.

(rif. Il Tempo Molise, “Zone Franche, a giorni il verdetto”)

post lapalissiano n. 1

9 giugno 2008

IMHO, se il Cipe ha stabilito che la proposta per l’individuazione delle Zone Franche Urbane spetta ai Comuni, allora essa non spetta di certo alle Regioni.

(rif. Il Tempo Molise, “Zone Franche, a giorni il verdetto”)

zone franche urbane: 60 giorni di tempo per i comuni

9 giugno 2008

E’ stata pubblicata in G.U. n. 131 del 6-6-2008 la Deliberazione n. 5/2008 del Cipe recante “Criteri e indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane”, del 30 gennaio 2008.

Secondo quanto stabilito dal Cipe, “saranno i Comuni a dover assumere l’iniziativa formale, ovvero identificare le aree o i quartieri eleggibili, in quanto caratterizzati da particolari situazioni di disagio socio-economico e bisognosi di interventi per lo sviluppo e l’occupazione, e redigere progetti finalizzati alla riqualificazione delle zone individuate mediante azioni a vantaggio dell’impresa ma anche di carattere socio-assistenziale.

Di fondamentale rilevanza, e anche di una certa difficoltà per quei Comuni che non dispongono di statistiche a livello infracomunale, sarà motivare tecnicamente e documentare le proposte e le scelte, facendo ricorso a indicatori di fenomeni di esclusione sociale e di crisi economica e nel contempo di potenzialità inespresse e di pronta valorizzazione.

Ma non tutti i Comuni avranno la facoltà di proporre l’istituzione di una Zona Franca Urbana né tutte le aree genericamente caratterizzate da disagio sociale ed economico potranno essere identificate quali Zone Franche Urbane: dovrà trattarsi infatti di Comuni con un numero di abitanti non inferiore a 25000 e ricadenti nel territorio di un Sistema Locale del Lavoro avente un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale; le Zone Franche Urbane poi dovranno avere una dimensione demografica minima di 7500 abitanti e massima di 30000, come previsto dalla legge, e la popolazione residente interessata dalle agevolazioni non potrà in ogni caso superare il 30% del totale della popolazione residente nell’area urbana; il tasso di disoccupazione nell’area individuata, infine, dovrà essere superiore alla media comunale”.

”Particolari indicazioni vengono fornite sulla perimetrazione delle aree, che possono coincidere con quartieri o circoscrizioni ma anche con unità urbane altrimenti individuate, per esempio aggregando diverse sezioni censuarie, purchè circoscritte e delimitate in maniera dettagliata, eventualmente in funzione e al fine di una maggiore affidabilità e puntualità degli indicatori statistici ove disponibili e sempre nei limiti demografici stabiliti.

I progetti così formulati saranno inoltrati alle Regioni, che dovranno indicare quelli di interesse prioritario a seguito della valutazione della rispondenza dell’area ai limiti e ai criteri stabiliti dal Cipe, della coerenza e della compatibilità con politiche di investimento già attuate nello stesso territorio, dell’eventualità di un co-finanziamento per un maggiore impatto dell’intervento sulle realtà locali e, infine, della corretta misurazione di un indice di disagio socio-economico.

L’indice, finalizzato a misurare il livello di esclusione sociale all’interno delle aree candidate, sarà ottenuto dalla combinazione del tasso di disoccupazione, del tasso di occupazione, del tasso di concentrazione giovanile e del tasso di scolarizzazione, risultando più esattamente dalla media ponderata degli scostamenti di questi valori dai rispettivi valori medi nazionali.”

Sarà sulla base di questo indice che “il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo del Ministero per lo Sviluppo Economico valuterà l’ammissibilità delle proposte pervenute e filtrate dalle Regioni.

L’individuazione definitiva, che dunque spetta al MISE-DPS in collaborazione con le Regioni, sarà formalizzata da una distinta delibera del Cipe, che provvederà a decidere in ordine alla allocazione delle risorse finanziarie in virtù del numero delle aree effettivamente ammesse e della loro ampiezza demografica”.

A breve, il MISE dovrebbe ulteriormente precisare in ordine alla procedura di presentazione della documentazione da parte delle amministrazioni.

”I Comuni interessati potranno sin da subito attivarsi per la stesura delle relazioni tecniche, sulla base di parametri e indicatori che ben poco spazio lasciano a incertezze e rielaborazioni, fatte salve le eventuali priorità stabilite dalle Regioni e nel limite delle risorse impegnate per la sperimentazione e del numero di Zone Franche Urbane previste: non più di 18 sul territorio nazionale e non oltre 3 per regione” (Rocco Iemma, La Delibera del Cipe sulle Zone Franche Urbane, in “Filodiritto”).

Pubblicato su “Strill.it Magazine”, portale di informazione on line.

“Zone franche urbane: 60 giorni di tempo per i Comuni”, giugno 2008.

zfu: pubblicata in gazzetta ufficiale la delibera del cipe

7 giugno 2008

E’ stata pubblicata in G.U. n. 131 del 6-6-2008 la Deliberazione n. 5/2008 del Cipe, recante “Criteri e indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane” (30 gennaio 2008).

Per un breve commento: “La Delibera del Cipe sulle Zone Franche Urbane“, pubblicato su Filodiritto, portale giuridico on line.

L’individuazione da parte del MISE-DPS in collaborazione con le Regioni avverrà entro 60 giorni dalla pubblicazione, su proposta dei Comuni interessati.

tanto peggio tanto meglio

3 giugno 2008

IMHO, le esenzioni in Zona Franca Urbana sono una eventualità, se del caso una oggettiva necessità, non certo un riconoscimento al quale ambire.

la delibera del cipe sulle zone franche urbane

1 giugno 2008

(5/2008)

Link: “La Delibera del Cipe sulle Zone Franche Urbane”, maggio 2008.

Pubblicato su “Filodiritto”, portale giuridico on line.

zone franche urbane: individuati i criteri

26 maggio 2008

(2/2008)

La notizia è annunciata da settimane: lo scorso 30 gennaio, il CIPE ha definito i criteri per l’individuazione delle Zone Franche Urbane.

Secondo le prime indiscrezioni, la selezione delle aree, all’interno delle quali le piccole e le microimprese godranno di rilevanti esenzioni fiscali e contributive, dovrà avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione della delibera, attesa ormai a breve.

Saranno i Comuni, a quanto risulta, di concerto con Regioni e Ministero dello Sviluppo Economico, a formulare le proposte al CIPE, che provvederà alla scelta sulla base di alcuni parametri particolarmente indicativi del disagio socio-economico.

Innanzitutto, i Comuni nei quali ricadranno le Zone Franche Urbane dovranno avere una popolazione superiore a 25000 abitanti e un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale; le aree individuate, inoltre, non dovranno superare il 30% della popolazione dell’intera area urbana (in ogni caso nel limite di 30000 abitanti stabilito dall’art. 1 comma 340 della Legge Finanziaria 2007, così come modificato dalla Legge Finanziaria 2008) e dovranno recare un tasso di disoccupazione superiore alla media comunale.

Determinante sarà, infine, la rispondenza delle Zone Franche Urbane a un “indice di disagio socio-economico”, misurato tenendo conto degli scostamenti rispetto alla media nazionale dei tassi di disoccupazione, occupazione, concentrazione giovanile e scolarizzazione riscontrati.

Su queste basi, come previsto da molti osservatori, pare si possa affermare che le aree beneficiate saranno prevalentemente collocate al Sud, dove l’indice di disagio è mediamente e prevedibilmente maggiore rispetto alle aree situate nel resto d’Italia e su cui ormai da mesi insistono le candidature più credibili e più convinte: il quartiere Librino di Catania, il Brancaccio di Palermo, aree urbane di Crotone e Lamezia Terme o ancora di Napoli e Taranto, solo per citarne alcune.

Secondo quanto emerge sulle prime stime in merito alla allocazione delle risorse stanziate, 100 milioni di euro complessivi per il 2008 e per il 2009, potrebbero essere avviate nella prima fase sperimentale almeno 18 Zone Franche Urbane, qualcuna in più rispetto a quanto previsto finora.

Spetta adesso ai Comuni interessati avanzare proposte tecniche in tempi particolarmente ristretti, procedendo quanto più possibile a una puntuale e rapida ricognizione di dati statistici e demografici a livello di quartiere o circoscrizione e quindi alla individuazione dell’area che subisce il maggior disagio socio-economico ed ha perciò i requisiti per essere selezionata.

Sebbene analisi e previsioni sull’efficacia delle misure siano al momento estremamente difficili e comunque approssimative, il sistema è particolarmente interessante e, col supporto di adeguate politiche urbane, sembra in grado di stimolare la nascita di nuova impresa e la creazione di nuova occupazione, di favorire l’emersione e l’impiego stabile e, in linea generale, la ripresa socio-economica dei quartieri e delle circoscrizioni disagiate.

Le piccole e le microimprese in Zona Franca Urbana, con i limiti, le specificazioni e le condizioni poste dalla normativa vigente, potranno infatti beneficiare in estrema sintesi: dell’esenzione dalle imposte sui redditi che è totale per i primi cinque periodi d’imposta e parziale per i successivi nove con una graduale uscita dall’agevolazione; dell’esenzione dall’Irap per i primi cinque periodi d’imposta; dell’esenzione dall’Ici a decorrere dal 2008 e fino al 2012; dell’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, totale per i primi cinque anni di attività e parziale per i successivi nove con una graduale uscita dall’agevolazione, che spetta anche ai titolari di reddito da lavoro autonomo.

Pubblicato su “Strill.it Magazine”, portale di informazione on line.

“Zone franche urbane: individuati i criteri”, febbraio 2008.


zone franche urbane: per reggio ora o mai più

26 maggio 2008

(1/2008)

E’ tutto pronto, o quasi, per l’attivazione delle Zone Franche Urbane. Sarà necessario attendere l’emanazione dei decreti ministeriali e le deliberazioni del CIPE, che nelle prossime settimane definirà i criteri di selezione delle aree, ma la disciplina introdotta dalla Legge Finanziaria 2008 suggerisce sin da ora un cauto ottimismo sui tempi di attuazione.

Le radicali modifiche, apportate alla normativa originaria, non solo chiariscono alcuni punti a vantaggio di un dibattito troppo spesso confuso, ma depongono anche e decisamente in favore dell’autorizzazione da parte della Commissione Europea, dal cui giudizio di ammissibilità dipende l’operatività del sistema di esenzioni.

Proprio l’esigenza, emersa in corso d’opera, di adeguare le disposizioni sulle Zone Franche Urbane agli orientamenti delle istituzioni di Bruxelles su aiuti di Stato e libera concorrenza, ha impedito che le norme previste dalla Legge Finanziaria 2007 venissero attuate nell’anno appena trascorso.

La disciplina legislativa si presenta però oggi più completa e organica, recando un attraente sistema di esenzioni pluriennali da Irpef, Ires, Irap, Ici e contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, ma soprattutto più rispettosa dei principi comunitari di non distorsione del mercato e in materia di coesione sociale e politiche per la città.

In tal senso vanno infatti correttamente interpretate la caratterizzazione specificamente urbana della misura; la limitazione a quartieri e circoscrizioni e in termini di popolazione residente; l’applicazione a beneficio di piccole e micro imprese e a sostegno dell’occupazione locale e non precaria.

E sotto questa luce va letta soprattutto la novità più rilevante e dibattuta, ovvero l’eliminazione del riferimento esclusivo al Mezzogiorno: le Zone Franche Urbane potranno essere istituite su tutto il territorio nazionale.

La Commissione Europea si è infatti dimostrata favorevole ad ammettere le esenzioni, se e laddove queste si rivelino necessarie solo a seguito e in ragione dell’applicazione di parametri di valutazione oggettivi, preliminari alla selezione di aree di crisi economica e disagio sociale.

Un aprioristico riferimento geografico andrebbe cioè incontro ad un diniego, in quanto possibile tentativo di eludere la normativa sugli aiuti a finalità regionale di cui il Mezzogiorno può già usufruire secondo precise norme e condizioni.

D’altro canto, anche da parte di chi contesta tale modifica, è unanime il richiamo al modello delle Zone Franche Urbane francesi, attive da oltre un decennio con buoni risultati e con la piena approvazione comunitaria, che è appunto concepito allo scopo di combattere i fenomeni di esclusione sociale e la crisi socio-economica dei quartieri urbani, ovunque gli indicatori di tale crisi trovino corrispondenza sul territorio nazionale.

Sulla base di recenti tendenze politiche e giurisprudenziali in materia di aiuti ed esenzioni, è lecito aspettarsi che di qui a breve, soprattutto ove siano attuate forme di federalismo fiscale, saranno considerate ammissibili temporanee agevolazioni di tipo verticale o stabilite a livello regionale. Ma allo stato attuale, molto difficilmente verrebbe autorizzato dalla Commissione un dispositivo come quello delle Zone Franche Urbane in Italia, previsto dalla normativa nazionale, che non fosse esteso all’intero territorio.

Se tutto ciò è vero dal punto di vista formale e se la modifica è da accogliere come una buona notizia in vista dell’autorizzazione da parte della Commissione, è ancora possibile che, in considerazione della volontà politica generale di orientare la misura verso le città del Sud e in attesa della formalizzazione dei criteri di selezione, le aree urbane interessate saranno comunque, almeno in buona parte, situate nel Mezzogiorno, dove le problematiche di tipo occupazionale e sociale si presentano senza dubbio peculiari e più complesse rispetto al Centro e al Nord dell’Italia.

Sotto il profilo sostanziale, dunque, in riferimento al numero e alla localizzazione delle Zone Franche Urbane e alla distribuzione delle risorse, potrebbe cambiare poco rispetto a quanto emerso lo scorso anno, quando il riferimento esclusivo al Mezzogiorno aveva dato vita a una intensa attività di concertazione a livello locale e nazionale e a una serie di candidature che, non essendo noti i criteri per l’individuazione delle aree, devono tuttavia considerarsi ancora ufficiose.

Ciò sottinteso, per quanto riguarda la Calabria, due Zone Franche Urbane dovrebbero in ogni caso essere istituite in altrettanti quartieri, rispettivamente, di Lamezia Terme e Crotone, tra i Comuni favoriti e candidati della prima ora.

Qualche mese fa si era fatta avanti l’idea, tutta da verificare tecnicamente e giuridicamente visti gli analoghi o similari precedenti, di istituire zone franche finanziate da fondi regionali nelle altre città e negli altri capoluoghi, ivi compresa Reggio Calabria che avrebbe con ogni probabilità le caratteristiche socio-economiche e nel contempo le potenzialità di sviluppo per candidarsi a ospitare nelle sue periferie un’area a fiscalità agevolata.

Quel che solo è certo, al di là delle ipotesi astratte, è che al momento vi sono tutte le condizioni perché le Zone Franche Urbane previste dalla Legge Finanziaria 2007, così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, siano attivate a breve.

E nulla osta a nuove candidature, nell’immediato o per una successiva estensione del dispositivo ad altre città qualora la fase di sperimentazione producesse i risultati auspicati.

E’ infatti prevedibile che le situazioni di degrado socio-economico riscontrabili nelle varie città del Mezzogiorno non siano così differenti da caso a caso, e che dunque, come e più ancora che l’applicazione dei criteri di selezione, ai fini della individuazione delle singole Zone Franche Urbane e del successo di ogni candidatura siano determinanti la tempestività e l’efficacia della proposta sul piano politico-istituzionale.

Soprattutto in funzione delle decisioni del CIPE sulla destinazione delle risorse, il cui ammontare -50 milioni di euro per il 2008 e 50 milioni per il 2009- induce a ritenere che il numero delle aree selezionate per la sperimentazione non si discosterà, nonostante la formale estensione geografica dell’applicabilità del dispositivo, da quello limitato tra 10 e 15, previsto nel 2007.

Pubblicato su “Strill.it Magazine”, portale di informazione on line.

“Zone franche urbane: per Reggio ora o mai più”, gennaio 2008.

le zone franche urbane nel disegno di legge finanziaria 2008

26 maggio 2008

(10/2007)

Link: “Le zone franche urbane nel disegno di legge finanziaria 2008”, ottobre 2007.

Pubblicato su “Filodiritto”, portale giuridico on line.

le zone franche urbane in italia

26 maggio 2008

(5/2007)

Link: “Le zone franche urbane in Italia”, maggio 2007.

Pubblicato su “Filodiritto”, portale giuridico on line.

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