zfu, i possibili effetti del milleproroghe

13 gennaio 2010

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Le modifiche alla normativa sulle Zone Franche Urbane introdotte dal D.L. n. 194/2009, in vigore dal 30 dicembre scorso, hanno disorientato non poco imprenditori, professionisti e amministratori, fino a ieri del tutto ignari, norme alla mano, dell’esistenza di un finanziamento da erogare da parte dei Comuni e di un termine per la presentazione di istanze.

Eppure l’art. 9, comma 4, del decreto “milleproroghe” si pone lo scopo dichiarato di “consentire” ai Comuni l’erogazione del “contributo di cui” al comma 341 dell’art. 1 della L. n. 296/2006.

Le disposizioni originarie prevedevano in realtà non un contributo ma semplicemente, per interpretazione diffusa e costante negli ultimi anni, la copertura finanziaria delle esenzioni fiscali e contributive, oggi soppresse, e nessuna previsione legislativa aveva contemplato istanze né stabilito un termine a decorrere dal quale le piccole e le micro imprese potessero fare domanda per l’accesso alle agevolazioni, determinazioni che spettavano a un decreto del Ministero delle Finanze mai pubblicato.

Non si comprende quindi, tra l’altro, quali siano i presupposti della decretazione d’urgenza, né quale fosse il termine previsto da disposizioni legislative da prorogare con decreto, appunto, “milleproroghe”; non è un caso se in Commissione Affari Costituzionali del Senato, sede referente, sia stata proposta eccezione di costituzionalità e di non omogeneità con l’oggetto del provvedimento.

Soppresse le esenzioni, i Comuni dovrebbero pertanto erogare una somma parametrata all’Ici e ai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente dovuti, su istanza presentata dalle imprese a decorrere dal 1° marzo 2010 e previa conferenza di servizi e acquisizione di informazioni dagli enti previdenziali.

E’ lecito chiedersi se si tratti davvero di semplificazione e accelerazione, come afferma la relazione tecnica che accompagna il disegno di legge S.1955, di conversione del decreto “milleproroghe”.

Prima della modifica, l’autorizzazione comunitaria era stata concessa, il decreto del Ministero del Lavoro era stato firmato, la stessa Agenzia delle Entrate aveva pubblicato la prima bozza di modello Irap 2010 con “quota esente” per le Zfu, molti Comuni avevano provveduto allo studio di varianti ai propri piani regolatori e molti impenditori avevano già operato scelte strategiche sulla base di norme in vigore ormai da tempo: mancava solo il decreto del Ministero delle Finanze che, secondo gli stessi annunci del Ministro Scajola, era di imminente pubblicazione e improntato all’automatismo, con istanze da inoltrarsi per via telematica e esenzioni da applicare in dichiarazione.

Oggi, invece, sarebbe probabilmente necessaria una nuova notifica alla Commissione Europea, iter dai tempi e dagli esiti incerti se è vero che proprio l’automatismo delle esenzioni era stato positivamente apprezzato e considerato decisivo; sarebbe opportuno attendere provvedimenti attuativi o quantomeno esplicativi per l’uniformazione delle procedure tra i Comuni e per definire alcuni dettagli tecnici, ad esempio su cosa si intenda per contributo “parametrato”; a tutto questo si aggiunga che gli stessi Comuni, di certo mediamente meno informatizzati dell’Amministrazione Finanziaria centrale, potrebbero dover organizzare risorse, competenze e strutture ad hoc, procedere a determine e delibere, bandi per le richieste, magari cartacee, di assegnazione del contributo, conferenza di servizi, valutazioni e graduatorie, con implicazioni e rischi prevedibili.

Il problema della discrezionalità, dei tempi e dei costi è però del tutto secondario e, anzi, trascurabile dinanzi alla prospettiva dell’avvio di una misura depotenziata, distante dal modello francese e comunitario tanto nella forma quanto nello spirito e negli effetti desiderati, lontana dal concetto stesso di “zona franca”.

Infatti, il contributo “parametrato” erogato dai Comuni in riferimento agli anni 2008 e 2009, oltre che un déja vu con risultati almeno discutibili nel panorama nazionale e meridionale, rischia di rivelarsi sin d’ora un incentivo quantitativamente e qualitativamente ridimensionato rispetto alle esenzioni fiscali e contributive fino a quattordici anni, che rappresenterebbero invece una novità interessante e attraente, primo esempio di fiscalità di vantaggio su base territoriale in Italia; tutto ciò, fermi restando i dubbi espressi da più parti sul trattamento fiscale di queste erogazioni, che possono formare per ironia della sorte nuova base imponibile.

Qualche perplessità emerge poi sull’ammontare dell’erogazione per soggetto istante a fronte di un’allocazione delle risorse per Comune rimasta invariata come da delibera Cipe: da un lato il timore è quello di una distribuzione dei fondi così ampia e per piccole quote da risultare nel tempo poco ambita soprattutto per le imprese che dovrebbero trasferirsi dall’esterno; dall’altro e di conseguenza vi è il rischio che a beneficiare del contributo siano solo imprese già esistenti in Zfu e, tra queste, le maggiori e più solide, capaci di sostenere costi in attesa di un finanziamento non particolarmente rilevante, nè incentivante in prospettiva, non predeterminato e erogato con margini di discrezionalità.

Se così fosse, lo spirito delle Zfu, che è quello di favorire la ripresa socio-economica di aree urbane disagiate attraverso la creazione di nuova impresa e di nuova occupazione, sarebbe tradito.

E soprattutto, se è ammessa una provocazione, nessuno scandalo susciterebbe a questo punto la proposta di cambiare denominazione all’istituto: senza vantaggi fiscali e esenzioni, infatti, sarebbe improprio continuare a parlare non solo di fiscalità di vantaggio, ma anche di “zone franche”, che sono tali sotto il profilo fiscale in quanto libere, all’interno della perimetrazione che a ciò è funzionale, dall’applicazione delle norme impositive ordinariamente applicate nel territorio circostante.

Mentre si moltiplicano le iniziative di tecnici, rappresentanti delle categorie e amministratori, le residue speranze di evitare la fine delle Zfu sono ora riposte nel Parlamento, che ha già iniziato a discutere la conversione in legge del decreto “milleproroghe”.

( rocco.iemma@tin.it )

Gruppo Zone Franche Urbane su Facebook.

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Una Risposta to “zfu, i possibili effetti del milleproroghe”


  1. […] della commissione europeazone franche in abruzzo: ma di che stiamo parlando? (versione finale)zfu, i possibili effetti del milleproroghezone franche urbane: pubblicata la deliberazione cipe del 8 maggio 2009la dichiarazione del ministro […]


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