zone franche urbane: 60 giorni di tempo per i comuni

9 giugno 2008

E’ stata pubblicata in G.U. n. 131 del 6-6-2008 la Deliberazione n. 5/2008 del Cipe recante “Criteri e indicatori per l’individuazione e la delimitazione delle zone franche urbane”, del 30 gennaio 2008.

Secondo quanto stabilito dal Cipe, “saranno i Comuni a dover assumere l’iniziativa formale, ovvero identificare le aree o i quartieri eleggibili, in quanto caratterizzati da particolari situazioni di disagio socio-economico e bisognosi di interventi per lo sviluppo e l’occupazione, e redigere progetti finalizzati alla riqualificazione delle zone individuate mediante azioni a vantaggio dell’impresa ma anche di carattere socio-assistenziale.

Di fondamentale rilevanza, e anche di una certa difficoltà per quei Comuni che non dispongono di statistiche a livello infracomunale, sarà motivare tecnicamente e documentare le proposte e le scelte, facendo ricorso a indicatori di fenomeni di esclusione sociale e di crisi economica e nel contempo di potenzialità inespresse e di pronta valorizzazione.

Ma non tutti i Comuni avranno la facoltà di proporre l’istituzione di una Zona Franca Urbana né tutte le aree genericamente caratterizzate da disagio sociale ed economico potranno essere identificate quali Zone Franche Urbane: dovrà trattarsi infatti di Comuni con un numero di abitanti non inferiore a 25000 e ricadenti nel territorio di un Sistema Locale del Lavoro avente un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale; le Zone Franche Urbane poi dovranno avere una dimensione demografica minima di 7500 abitanti e massima di 30000, come previsto dalla legge, e la popolazione residente interessata dalle agevolazioni non potrà in ogni caso superare il 30% del totale della popolazione residente nell’area urbana; il tasso di disoccupazione nell’area individuata, infine, dovrà essere superiore alla media comunale”.

”Particolari indicazioni vengono fornite sulla perimetrazione delle aree, che possono coincidere con quartieri o circoscrizioni ma anche con unità urbane altrimenti individuate, per esempio aggregando diverse sezioni censuarie, purchè circoscritte e delimitate in maniera dettagliata, eventualmente in funzione e al fine di una maggiore affidabilità e puntualità degli indicatori statistici ove disponibili e sempre nei limiti demografici stabiliti.

I progetti così formulati saranno inoltrati alle Regioni, che dovranno indicare quelli di interesse prioritario a seguito della valutazione della rispondenza dell’area ai limiti e ai criteri stabiliti dal Cipe, della coerenza e della compatibilità con politiche di investimento già attuate nello stesso territorio, dell’eventualità di un co-finanziamento per un maggiore impatto dell’intervento sulle realtà locali e, infine, della corretta misurazione di un indice di disagio socio-economico.

L’indice, finalizzato a misurare il livello di esclusione sociale all’interno delle aree candidate, sarà ottenuto dalla combinazione del tasso di disoccupazione, del tasso di occupazione, del tasso di concentrazione giovanile e del tasso di scolarizzazione, risultando più esattamente dalla media ponderata degli scostamenti di questi valori dai rispettivi valori medi nazionali.”

Sarà sulla base di questo indice che “il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo del Ministero per lo Sviluppo Economico valuterà l’ammissibilità delle proposte pervenute e filtrate dalle Regioni.

L’individuazione definitiva, che dunque spetta al MISE-DPS in collaborazione con le Regioni, sarà formalizzata da una distinta delibera del Cipe, che provvederà a decidere in ordine alla allocazione delle risorse finanziarie in virtù del numero delle aree effettivamente ammesse e della loro ampiezza demografica”.

A breve, il MISE dovrebbe ulteriormente precisare in ordine alla procedura di presentazione della documentazione da parte delle amministrazioni.

”I Comuni interessati potranno sin da subito attivarsi per la stesura delle relazioni tecniche, sulla base di parametri e indicatori che ben poco spazio lasciano a incertezze e rielaborazioni, fatte salve le eventuali priorità stabilite dalle Regioni e nel limite delle risorse impegnate per la sperimentazione e del numero di Zone Franche Urbane previste: non più di 18 sul territorio nazionale e non oltre 3 per regione” (Rocco Iemma, La Delibera del Cipe sulle Zone Franche Urbane, in “Filodiritto”).

Pubblicato su “Strill.it Magazine”, portale di informazione on line.

“Zone franche urbane: 60 giorni di tempo per i Comuni”, giugno 2008.

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