zone franche urbane: per reggio ora o mai più

26 maggio 2008

(1/2008)

E’ tutto pronto, o quasi, per l’attivazione delle Zone Franche Urbane. Sarà necessario attendere l’emanazione dei decreti ministeriali e le deliberazioni del CIPE, che nelle prossime settimane definirà i criteri di selezione delle aree, ma la disciplina introdotta dalla Legge Finanziaria 2008 suggerisce sin da ora un cauto ottimismo sui tempi di attuazione.

Le radicali modifiche, apportate alla normativa originaria, non solo chiariscono alcuni punti a vantaggio di un dibattito troppo spesso confuso, ma depongono anche e decisamente in favore dell’autorizzazione da parte della Commissione Europea, dal cui giudizio di ammissibilità dipende l’operatività del sistema di esenzioni.

Proprio l’esigenza, emersa in corso d’opera, di adeguare le disposizioni sulle Zone Franche Urbane agli orientamenti delle istituzioni di Bruxelles su aiuti di Stato e libera concorrenza, ha impedito che le norme previste dalla Legge Finanziaria 2007 venissero attuate nell’anno appena trascorso.

La disciplina legislativa si presenta però oggi più completa e organica, recando un attraente sistema di esenzioni pluriennali da Irpef, Ires, Irap, Ici e contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, ma soprattutto più rispettosa dei principi comunitari di non distorsione del mercato e in materia di coesione sociale e politiche per la città.

In tal senso vanno infatti correttamente interpretate la caratterizzazione specificamente urbana della misura; la limitazione a quartieri e circoscrizioni e in termini di popolazione residente; l’applicazione a beneficio di piccole e micro imprese e a sostegno dell’occupazione locale e non precaria.

E sotto questa luce va letta soprattutto la novità più rilevante e dibattuta, ovvero l’eliminazione del riferimento esclusivo al Mezzogiorno: le Zone Franche Urbane potranno essere istituite su tutto il territorio nazionale.

La Commissione Europea si è infatti dimostrata favorevole ad ammettere le esenzioni, se e laddove queste si rivelino necessarie solo a seguito e in ragione dell’applicazione di parametri di valutazione oggettivi, preliminari alla selezione di aree di crisi economica e disagio sociale.

Un aprioristico riferimento geografico andrebbe cioè incontro ad un diniego, in quanto possibile tentativo di eludere la normativa sugli aiuti a finalità regionale di cui il Mezzogiorno può già usufruire secondo precise norme e condizioni.

D’altro canto, anche da parte di chi contesta tale modifica, è unanime il richiamo al modello delle Zone Franche Urbane francesi, attive da oltre un decennio con buoni risultati e con la piena approvazione comunitaria, che è appunto concepito allo scopo di combattere i fenomeni di esclusione sociale e la crisi socio-economica dei quartieri urbani, ovunque gli indicatori di tale crisi trovino corrispondenza sul territorio nazionale.

Sulla base di recenti tendenze politiche e giurisprudenziali in materia di aiuti ed esenzioni, è lecito aspettarsi che di qui a breve, soprattutto ove siano attuate forme di federalismo fiscale, saranno considerate ammissibili temporanee agevolazioni di tipo verticale o stabilite a livello regionale. Ma allo stato attuale, molto difficilmente verrebbe autorizzato dalla Commissione un dispositivo come quello delle Zone Franche Urbane in Italia, previsto dalla normativa nazionale, che non fosse esteso all’intero territorio.

Se tutto ciò è vero dal punto di vista formale e se la modifica è da accogliere come una buona notizia in vista dell’autorizzazione da parte della Commissione, è ancora possibile che, in considerazione della volontà politica generale di orientare la misura verso le città del Sud e in attesa della formalizzazione dei criteri di selezione, le aree urbane interessate saranno comunque, almeno in buona parte, situate nel Mezzogiorno, dove le problematiche di tipo occupazionale e sociale si presentano senza dubbio peculiari e più complesse rispetto al Centro e al Nord dell’Italia.

Sotto il profilo sostanziale, dunque, in riferimento al numero e alla localizzazione delle Zone Franche Urbane e alla distribuzione delle risorse, potrebbe cambiare poco rispetto a quanto emerso lo scorso anno, quando il riferimento esclusivo al Mezzogiorno aveva dato vita a una intensa attività di concertazione a livello locale e nazionale e a una serie di candidature che, non essendo noti i criteri per l’individuazione delle aree, devono tuttavia considerarsi ancora ufficiose.

Ciò sottinteso, per quanto riguarda la Calabria, due Zone Franche Urbane dovrebbero in ogni caso essere istituite in altrettanti quartieri, rispettivamente, di Lamezia Terme e Crotone, tra i Comuni favoriti e candidati della prima ora.

Qualche mese fa si era fatta avanti l’idea, tutta da verificare tecnicamente e giuridicamente visti gli analoghi o similari precedenti, di istituire zone franche finanziate da fondi regionali nelle altre città e negli altri capoluoghi, ivi compresa Reggio Calabria che avrebbe con ogni probabilità le caratteristiche socio-economiche e nel contempo le potenzialità di sviluppo per candidarsi a ospitare nelle sue periferie un’area a fiscalità agevolata.

Quel che solo è certo, al di là delle ipotesi astratte, è che al momento vi sono tutte le condizioni perché le Zone Franche Urbane previste dalla Legge Finanziaria 2007, così come modificata dalla Legge Finanziaria 2008, siano attivate a breve.

E nulla osta a nuove candidature, nell’immediato o per una successiva estensione del dispositivo ad altre città qualora la fase di sperimentazione producesse i risultati auspicati.

E’ infatti prevedibile che le situazioni di degrado socio-economico riscontrabili nelle varie città del Mezzogiorno non siano così differenti da caso a caso, e che dunque, come e più ancora che l’applicazione dei criteri di selezione, ai fini della individuazione delle singole Zone Franche Urbane e del successo di ogni candidatura siano determinanti la tempestività e l’efficacia della proposta sul piano politico-istituzionale.

Soprattutto in funzione delle decisioni del CIPE sulla destinazione delle risorse, il cui ammontare -50 milioni di euro per il 2008 e 50 milioni per il 2009- induce a ritenere che il numero delle aree selezionate per la sperimentazione non si discosterà, nonostante la formale estensione geografica dell’applicabilità del dispositivo, da quello limitato tra 10 e 15, previsto nel 2007.

Pubblicato su “Strill.it Magazine”, portale di informazione on line.

“Zone franche urbane: per Reggio ora o mai più”, gennaio 2008.

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