pec e dematerializzazione, inizia la rivoluzione?

29 Novembre 2008

PEC e dematerializzazione nel decreto legge “anti-crisi” n. 185 del 29 novembre 2008: sarà vera rivoluzione?

Secondo l’autorevole e condivisibile opinione dell’avv. Andrea Lisi, se ne è consentita una prudente quanto rispettosa interpretazione, sì, almeno in parte e almeno in teoria, in fiduciosa attesa dell’attuazione delle nuove misure. E non solo di quelle nuove.

Certamente rivoluzionario è quanto stabilito dai commi 6 e 7 dell’art. 16, in riferimento all’obbligo per le imprese in forma societaria e per i professionisti di dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata. Ancor di più lo è il comma 12, che sostituisce i commi 4 e 5 dell’art. 23 del Codice dell’Amministrazione Digitale, rendendo possibile, fatte salve eccezioni dettate da esigenze pubblicistiche, la conservazione sostitutiva di copie su supporto informatico di documenti analogici originali, da parte di chi li detiene e apposta la firma digitale.

A uno sguardo appena superficiale, poi, esaurito l’entusiasmo delle prime ore, meno rivoluzionario o semplicemente più realista appare il testo dei commi 8 e 9, secondo cui, tra l’altro: “Le amministrazioni pubbliche …, qualora non abbiano provveduto ai sensi dell’articolo 47, comma 3 lettera a), del Codice dell’Amministrazione digitale …, istituiscono una casella di posta certificata … . Salvo quanto stabilito dall’articolo 47, commi 1 e 2, del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti di cui al comma 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica certificata, senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilità ad accettarne l’utilizzo.”.

Se l’ultimo inciso del comma 9 rappresenta senza dubbio una svolta sul piano culturale e concettuale, più ancora che normativo, il comma 8 non può non indurre in prima battuta a una riflessione: l’amministrazione rimasta inerte nonostante il dettato dell’articolo 47, comma 3, lettera a) del Cad (“…entro otto mesi dalla data di entrata in vigore del presente codice le pubbliche amministrazioni centrali provvedono a … istituire almeno una casella di posta elettronica istituzionale ed una casella di posta elettronica certificata…”), non avendo provveduto subisce come sanzione quella di dover… provvedere.

Le norme inserite nel decreto anti-crisi si allineano a quanto già contenuto in altri precedenti articoli contenuti nella legge finanziaria 2008 e mirano a diffondere, a suon di moniti e sanzioni, uno strumento che purtroppo è nato monco, seppur nei suoi intenti poteva avere una evidente utilità”: quanto può considerarsi rivoluzionario, sembra invitare a chiedersi l’avv. Lisi, continuare a muoversi nel solco di una tradizione non esattamente di successo?

Il dibattito sulla sanzione dell’inerzia della Pubblica Amministrazione in materia di innovazione e applicazione del Cad è antico almeno quanto quest’ultimo. Non basta, lo dice la storia, prevedere la responsabilità dirigenziale. Non è sufficiente fissare dei termini, saggiamente non riproposti dal piano “anti-crisi”. Non ci si può accontentare degli esempi virtuosi, che pure esistono in molte realtà centrali e periferiche e in alcuni ambiti specifici più o meno ampi. E’ dunque col decreto legge “anti-crisi” che la rivoluzione-innovazione nei rapporti tra cittadino-impresa e Pubblica Amministrazione può dirsi avviata e a buon punto?

O ai più pazienti tra coloro che cercano il conforto della concreta applicazione, non resta forse che attendere l’approvazione del disegno di legge n. 1082 (Camera n. 1441 bis), attualmente al vaglio delle Commissioni del Senato, e poi l’attuazione “entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore” delle deleghe contenute all’art. 23 e già oggetto di attenzione e commento la scorsa estate (sulla firma digitale, notevoli le osservazioni dell’avv. Marco Scialdone)?

Forse sì, forse no. Eccedere in pessimismo rallenta l’innovazione. Ma anche cullarsi sugli allori, tanti o pochi che essi siano.

Nel frattempo, quindi, e forse già da tempo, la rivoluzione, che delle evoluzioni normative pur si alimenta, prenda le mosse dal basso: dal cittadino-impresa e dalle opportunità offerte dall’art. 3 del Cad, informazione permettendo (puntuali le recenti considerazioni espresse dall’avv. Ernesto Belisario); dai professionisti, dagli imprenditori e dalla prassi; dall’iniziativa privata e volontaria per la diffusione della cultura dell’innovazione, come avviene in tema di conservazione sostitutiva e dematerializzazione e in settori professionali e dell’amministrazione che segnano il passo; dalla sperimentazione, dalla fantasia e dalla provocazione che ogni giurista, utente per mestiere e per passione dell’informatica, ha gli strumenti per porre in essere.

Questo sì, è l’inizio di una rivoluzione. Non solo in parte e non più in teoria.

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