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	<title>Commenti a: le zfu al nord e la proposta del ministro scajola: un&#8217;idea</title>
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	<description>zone franche urbane e dintorni</description>
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		<title>Di: roccoiemma</title>
		<link>http://roccoiemma.wordpress.com/2008/09/02/le-zfu-al-nord-e-la-proposta-del-ministro-scajola-unidea/#comment-24</link>
		<dc:creator>roccoiemma</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 11:47:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://roccoiemma.wordpress.com/?p=224#comment-24</guid>
		<description>Caro Ceasere,

grazie a lei per l&#039;attenzione e per il commento.

La mia non è una proposta, ma solo uno spunto per un dibattito che viene da un profano della statistica e dell&#039;economia.

Sensata o no che sia, di quest&#039;idea vorrei sottolineare solo l&#039;aspetto fondamentale, ovvero la ricerca di una relazione che evidenzi come esistano, se esistono, realtà urbane delimitate teoricamente bisognose di questo tipo di intervento pure in contesti più ampi (Comune, Sll) non disagiati rispetto ai dati nazionali.

Che poi il contesto più ampio e di riferimento sia il Comune o il Sll, in questo ragionamento è logicamente secondario.

In tal modo spero anche di ovviare a quella che, nel mio post, può apparire come un&#039;imprecisione quantomeno terminologica, laddove parlo di tasso medio comunale, non preso in considerazione, attualmente, dal Cipe e dal Mise-Dps.

Logicamente secondario, dicevo, ma non poco importante, certamente, dato che ci sono una Deliberazione e una Circolare con le cui prescrizioni, nella pratica, bisogna fare i conti.

Sul problema dell&#039;effettiva estensione dell&#039;applicabilità delle esenzioni al Nord, mi chiedo anche, sempre da profano: se un Sll ha una disoccupazione, per esempio, del 6%, quanti quartieri o circoscrizioni o Comuni potranno mai avere un tasso di disoccupazione e, di conseguenza, un IDS così elevati da poter concorrere con le aree candidate del Mezzogiorno?

La domanda valga anche per quei Comuni disagiati in ambito Sll agiato, per usare le sue parole.

Il problema per certi versi c&#039;è, perchè è stato posto.

E perchè più che del grado di priorità (da valutare in fase successiva), si sta parlando di semplice ammissibilità alla prima istruttoria.

Ma la sensazione, fino a smentita dei numeri, è che in concreto, finchè lo scopo delle Zone Franche Urbane sarà quello di risollevare le aree urbane più disagiate (il che, limiti per Regione a parte, presuppone anche una graduatoria), il fenomeno della esclusione &quot;dalla selezione per parametri numerici&quot; (cito il Ministro) dei Comuni del Centro-Nord, non sia così diffuso da mettere in dubbio l&#039;oggettività e l&#039;orizzontalità dei criteri attuali.

Venendo invece alle esclusioni di Comuni che, con dati più aggiornati, avrebbero invece avuto accesso alla misura (mi sembra che la parte centrale del suo commento verta su ciò), condivido il suo rilievo sulla effettiva capacità rappresentativa di statistiche datate 2001 e anche 2005, preoccupazioni che peraltro sono le stesse di molti osservatori francesi in riferimento ai dati utilizzati in quel Paese per la selezione delle aree.

Ma se Cipe e Mise-Dps hanno scelto questa via, per ora, qualche ragione ci sarà, come tutti sappiamo.

Non rimane che affidarsi ai dati disponibili e pubblici, certi e ufficiali, più vicini nel tempo.

In prospettiva e nel futuro prossimo, appunto senza attendere il grande censimento, possiamo anche immaginare un&#039;elaborazione statistica ad hoc. Non credo sia impossibile.

Spero in un suo nuovo intervento e nella continuazione di questo confronto, tanto qui sul blog quanto in privato.

A presto.
Rocco Iemma</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Ceasere,</p>
<p>grazie a lei per l&#8217;attenzione e per il commento.</p>
<p>La mia non è una proposta, ma solo uno spunto per un dibattito che viene da un profano della statistica e dell&#8217;economia.</p>
<p>Sensata o no che sia, di quest&#8217;idea vorrei sottolineare solo l&#8217;aspetto fondamentale, ovvero la ricerca di una relazione che evidenzi come esistano, se esistono, realtà urbane delimitate teoricamente bisognose di questo tipo di intervento pure in contesti più ampi (Comune, Sll) non disagiati rispetto ai dati nazionali.</p>
<p>Che poi il contesto più ampio e di riferimento sia il Comune o il Sll, in questo ragionamento è logicamente secondario.</p>
<p>In tal modo spero anche di ovviare a quella che, nel mio post, può apparire come un&#8217;imprecisione quantomeno terminologica, laddove parlo di tasso medio comunale, non preso in considerazione, attualmente, dal Cipe e dal Mise-Dps.</p>
<p>Logicamente secondario, dicevo, ma non poco importante, certamente, dato che ci sono una Deliberazione e una Circolare con le cui prescrizioni, nella pratica, bisogna fare i conti.</p>
<p>Sul problema dell&#8217;effettiva estensione dell&#8217;applicabilità delle esenzioni al Nord, mi chiedo anche, sempre da profano: se un Sll ha una disoccupazione, per esempio, del 6%, quanti quartieri o circoscrizioni o Comuni potranno mai avere un tasso di disoccupazione e, di conseguenza, un IDS così elevati da poter concorrere con le aree candidate del Mezzogiorno?</p>
<p>La domanda valga anche per quei Comuni disagiati in ambito Sll agiato, per usare le sue parole.</p>
<p>Il problema per certi versi c&#8217;è, perchè è stato posto.</p>
<p>E perchè più che del grado di priorità (da valutare in fase successiva), si sta parlando di semplice ammissibilità alla prima istruttoria.</p>
<p>Ma la sensazione, fino a smentita dei numeri, è che in concreto, finchè lo scopo delle Zone Franche Urbane sarà quello di risollevare le aree urbane più disagiate (il che, limiti per Regione a parte, presuppone anche una graduatoria), il fenomeno della esclusione &#8220;dalla selezione per parametri numerici&#8221; (cito il Ministro) dei Comuni del Centro-Nord, non sia così diffuso da mettere in dubbio l&#8217;oggettività e l&#8217;orizzontalità dei criteri attuali.</p>
<p>Venendo invece alle esclusioni di Comuni che, con dati più aggiornati, avrebbero invece avuto accesso alla misura (mi sembra che la parte centrale del suo commento verta su ciò), condivido il suo rilievo sulla effettiva capacità rappresentativa di statistiche datate 2001 e anche 2005, preoccupazioni che peraltro sono le stesse di molti osservatori francesi in riferimento ai dati utilizzati in quel Paese per la selezione delle aree.</p>
<p>Ma se Cipe e Mise-Dps hanno scelto questa via, per ora, qualche ragione ci sarà, come tutti sappiamo.</p>
<p>Non rimane che affidarsi ai dati disponibili e pubblici, certi e ufficiali, più vicini nel tempo.</p>
<p>In prospettiva e nel futuro prossimo, appunto senza attendere il grande censimento, possiamo anche immaginare un&#8217;elaborazione statistica ad hoc. Non credo sia impossibile.</p>
<p>Spero in un suo nuovo intervento e nella continuazione di questo confronto, tanto qui sul blog quanto in privato.</p>
<p>A presto.<br />
Rocco Iemma</p>
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		<title>Di: caesare</title>
		<link>http://roccoiemma.wordpress.com/2008/09/02/le-zfu-al-nord-e-la-proposta-del-ministro-scajola-unidea/#comment-23</link>
		<dc:creator>caesare</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 09:44:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://roccoiemma.wordpress.com/?p=224#comment-23</guid>
		<description>Egregio dr Iemma,
la sua proposta mi risulta interessante, anche se mi riservo di approfondirla.
Tuttavia rileva una incongruenza rispetto alle direttive informali proposte dalla DG concorrenza nell&#039;ambito della valutazione informale del dispositivo ZFU. In tale contesto una delle critiche mosse alle ZFU italiane riguardava la fonte statistica per il calcolo del tasso di disoccupazione che risaliva al 2001, ovvero al censimento. Il tasso di disoccupazione su base comunale,infatti, è calcolabile esclusivamente sul dato del censimento, ormai troppo datato (2001). 

Per andare incontro alle critiche mosse dalla Commissione il MISE propone di calcolare il tasso di disoccupazione su base Sll, disponibile al 2005, in modo da considerare eleggibili i comuni inclusi in un SLL con un tasso di disoccupazione superiore a quello medio nazionale (7,7). Così facendo non solo vengono trascurati i quartieri disagiati all&#039;interno di comuni tendenzialmente &quot;agiati&quot;, ma anche i comuni disagiati all&#039;interno di SLL &quot;agiate&quot;. 

Risulta quindi doverosa una modifica al dispositivo di selezione delle ZFU. 

Il problema, che mi sembra grosso come un macigno, riguarda il dato della disoccupazione che per i comuni è quello del censimento del 2001; quindi troppo datato per una rappresentazione adeguata del fenomeno del disagio.

La proposta che lei avanza, quand&#039;anche sensata ed interessante, impone l&#039;utilizzo di un dato del 2001, per il quale la Commissione ha già espresso il proprio dubbio.

La ringrazio dell&#039;attenzione e del suo impegno.
Un saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio dr Iemma,<br />
la sua proposta mi risulta interessante, anche se mi riservo di approfondirla.<br />
Tuttavia rileva una incongruenza rispetto alle direttive informali proposte dalla DG concorrenza nell&#8217;ambito della valutazione informale del dispositivo ZFU. In tale contesto una delle critiche mosse alle ZFU italiane riguardava la fonte statistica per il calcolo del tasso di disoccupazione che risaliva al 2001, ovvero al censimento. Il tasso di disoccupazione su base comunale,infatti, è calcolabile esclusivamente sul dato del censimento, ormai troppo datato (2001). </p>
<p>Per andare incontro alle critiche mosse dalla Commissione il MISE propone di calcolare il tasso di disoccupazione su base Sll, disponibile al 2005, in modo da considerare eleggibili i comuni inclusi in un SLL con un tasso di disoccupazione superiore a quello medio nazionale (7,7). Così facendo non solo vengono trascurati i quartieri disagiati all&#8217;interno di comuni tendenzialmente &#8220;agiati&#8221;, ma anche i comuni disagiati all&#8217;interno di SLL &#8220;agiate&#8221;. </p>
<p>Risulta quindi doverosa una modifica al dispositivo di selezione delle ZFU. </p>
<p>Il problema, che mi sembra grosso come un macigno, riguarda il dato della disoccupazione che per i comuni è quello del censimento del 2001; quindi troppo datato per una rappresentazione adeguata del fenomeno del disagio.</p>
<p>La proposta che lei avanza, quand&#8217;anche sensata ed interessante, impone l&#8217;utilizzo di un dato del 2001, per il quale la Commissione ha già espresso il proprio dubbio.</p>
<p>La ringrazio dell&#8217;attenzione e del suo impegno.<br />
Un saluto</p>
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